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The Strokes - First impression of Earth (1)

Etichetta: Sony/BMG - Voto: 6
Brano migliore: Electricityscape

Sebbene le attese fossero state un po sedate dal girovagare di qualche traccia già dallautunno, First Impressions of Earth il nuovo disco di The Strokes (nei negozi ai primi dellanno), è uno dei piatti ghiotti che ci si aspetta dal panorama del pop-rock 2006.

Se da un lato il secondo capitolo risultava di impatto minore rispetto al suo predecessore, possiamo tranquillizzarvi dicendo che questo nuovo album ci restituisce la band in forma smagliante, capace di realizzare una decina di pezzi (in tutto sono 13 ma tre sono veramente da dimenticare) di tutto rispetto, con riff accattivanti, melodie orecchiabili e una produzione talmente sofisticata da rendere ciascuna delle canzoni dell'album un potenziale hit.
E' davvero difficile togliersi dalla testa i ritornelli di Heart in a cage, Electricityscape o la già nota Juicebox.
Si tratta di pop'n'roll di ispirazione illustre che prende dai soliti grandi degli anni 60 e 70 pur senza rinunciare, grazie all'acquisita capacità di rendere personale anche il più ovvio dei giri di basso, ad un tocco di originalità che non si discute.
La voce di Casablancas è, sotto questo aspetto, forse la caratteristica più evidente: la sua tipica cadenza svogliata, probabilmente studiata ad arte, che si adagia alla perfezione sui tratti nervosi dell'impianto sonoro è diventata talmente un marchio di fabbrica che a tratti appare quasi forzata.
Non è un grande difetto, s'intende, ma se fosse un po' meno evidente il grande lavoro che c'è stato dietro al disco, forse sarebbe più facile innamorarsene.
Così come suona l'album, si ha l'idea che sia stato messo assieme pezzettino dopo pezzettino, con un lavoro di cesello che non lascia trasparire nemmeno la più innocua delle imperfezioni.
Ed io credo che questo tipo di tecnica sia più adatta per dischi delle Sugarbabes.
Come a dire che il Rock ha nell'improvvisazione e nella umoralità le sue due componenti principali. E qui non v'è traccia di nessuna delle due.
A ben guardare, infatti, dietro a questo genere di scelta c'è anche l'arrivo del nuovo produttore David Khane, da sempre artefice di pop music patinata e commerciale (Sugar Ray, Staind) che prende il posto di Gordon Raphael (al banco di regia nei precedenti dischi).
Khane è stato chiamato per realizzare quello che la band chiama il salto di qualità. Quel salto (e chi se ne frega se è stato studiato a tavolino) a me sembra che sia stato fatto (e pure molto bene) e i dischi di The Strokes ora sono pronti ad apparire anche negli scaffali dell'Auchan o dell'Esselunga.
Se questo vi pare un difetto, lasciate stare.
Altrimenti non fatevi sfuggire questo bel dischetto, capace di cambiare l'umore in una giornata storta, di far sorridere quando si è tristi o di farvi battere il piede a tempo anche se state in vasca da bagno.
First impression of Earth potrebbe essere considerato un album concept: i testi hanno un filo conduttore che spiega il titolo dell'opera: per ogni brano c'è il punto di vista di un extraterrestre (appena giunto sulla terra) riguardo il nostro pianeta.
E via temi come guerra, ecologia, amore e morte.
Lo sticker della copertina (Parental Advisory: Explicit Lyrics) non spaventi i genitori anglofoni: Julian Casablancas si concede giusto qualche fuck.
Niente che non si sia già sentito nei film di Eddie Murphy.
Perfetto per l'auto (la mattina andare al lavoro con questo disco nello stereo è un toccasana), ottimo mentre cucinate (col grembiulino che dondola assieme al vostro fondoschiena) ed imperdibile nei party di fine anno (ma per questo dovete scaricarlo ché nei negozi ancora non c'è).

Leggi l'altra recensione su questo album di Antonio Casillo

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