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The Strokes First Impressions Of Earth (2)

Etichetta: Sony/BMG Voto: 5.5
Brani migliori: Juicebox Razorblade - Electricityscape
 
Sparare sugli Strokes: cosa cè di più facile e appagante? Sono giovani, cool, di New York, figli di papà e pure antipatici. Un invito a nozze. Eppure a tutto questo astio (spesso gratuito) i ragazzi fino ad ora sono stati sempre in grado, sin dal folgorante debutto Is This It (2001), di rispondere con un ghigno assente ed altezzoso e soprattutto con una serie impressionante di ipnotici riff e melodie ruffiane capaci di far diventare acqua calda ogni singola goccia di inchiostro avvelenato.
 
Tuttavia, se non altro per la legge dei grandi numeri, prima o poi un passo falso lo dovevano pur fare. Ed eccolo qua.
Allora forza, sotto con lartiglieria pesante.
 
A forza di sentirsi appioppare letichetta di sopravvalutati sembra quasi che i cinque, come in preda ad uno scatto di orgoglio, siano caduti nelleccesso opposto: provare ad alzare il tiro e fare qualcosa di più di ciò che sanno fare quasi alla perfezione.
 
First Impressions Of Earth è infatti un tentativo andato a vuoto di mettere un piede fuori dai confini dellimmediatezza, della brevità e della freschezza che hanno sempre contraddistinto il sound della band. Un lungo (cinquanta minuti, a dispetto della mezzora abbondante dei due precedenti lavori) e a tratti noiosetto insistere su costruzioni e soluzioni che sembrano proprio non essere nelle corde della band.
Insomma quando si va oltre i quattro accordi e lo schema basico strofa/ritornello la faccenda per i nostri comincia a complicarsi.
 
Si finisce quindi per aggrapparsi alle urla di Casablancas che in alcuni momenti, come in Ize Of The World e Fear Of Sleep, tendono addirittura verso accenti epici alla Bono (ma se di questi tempi suona stucchevole loriginale figuriamoci i cloni), oppure ci si arrabatta in tentativi di maniera (Evening Sun) di allungare motivi inconsistenti con cambi di ritmica, parentesi estemporanee ed inutili dilatamenti (Killing Lies e On The Other Side).
 
Un cammino difficile lungo quattordici tracce alla fine delle quali ciò che resta è solo un forte amaro in bocca dovuto alla netta impressione che una maggiore scrematura dei pezzi, e di conseguenza una durata del tutto conforme agli standard Strokes, avrebbe sicuramente giovato allimpatto ed alle fortune di questo lavoro, anche perché una manciata di potenziali singoli che terranno a galla le quotazioni e il conto in banca di Casablancas, Moretti & soci è comunque presente.
La batmanesca Juicebox, Razorblade (con il ritornello che plagia in modo imbarazzante il classicone Mandy di Barry Manilow), Vision Of Division ed Electricityscape basteranno infatti da sole a traghettare senza affanni gli Strokes attraverso le classifiche e le copertine patinate di mezzo mondo.
 
Il tutto in attesa di unuscita discografica si spera più felice di questultima.
Tanto chi li ammazza a questi.
 

Leggi l'altra recensione su questo album di Joyello

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