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The Veils - Nux Vomica

Etichetta: Rough Trade   -   Voto: 4.5
Brano Migliore: Nux Vomica

Barry Andrews è un signore che negli anni 80 ha collezionato una serie di collaborazioni tra le più illustri dellepoca. Vi basti pensare che è stato il tastierista degli XTC per due anni e che li ha abbandonati per formare gli Shriekback assieme a Dave Allen dei Gang of Four non prima di essere stato in studio con Iggy Pop e The League of Gentlemen di Robert Fripp. Perché vi racconto tutto questo quando il titolo e limmagine dicono chiaramente che oggi avrei scritto del nuovo album di The Veils?

 

Beh, facile: il punto è che Finn Andrews, musicista e artefice unico del progetto The Veils, è il figlio Barry.

Il DNA, evidentemente, non è uninvenzione e Finn, come il padre, sta dimostrando di essere operoso e tenace, magari solo un pochino meno talentuoso, chissà...

Il nuovo, secondo, disco di The Veils esce tra qualche giorno e si intitola Nux Vomica (praticamente il nome scientifico dellalbero della stricnina). La formazione che ruota attorno ad Andrews risulta, rispetto allesordio, totalmente cambiata e in copertina appare un primo piano di Finn che, con in testa un Borsalino e lo sguardo assorto e mesto, fuma un cigarillo. Una copertina orrenda, va detto. Di quelle che, se non fosse per la fiducia che il Nostro si è guadagnato scrivendo un perfetto inno pop come Lavinia, probabilmente mi farebbero stare alla larga anche dal suo contenuto.

Contenuto che, sebbene non sia tutto da buttare, rispecchia sufficientemente limmagine della sleeve. Nux Vomica si muove, un po come il precedente The Runaway Found tra atmosfere in equilibrio tra il britpop di scuola smithsiana e il rock-blues dello zio Tom (Waits) con la differenza che qui, oltre a fare meno sfoggio di sezione darchi in favore di arrangiamenti più scarni, spesso spiazza di fronte a canzoncine di rara bruttezza che sembrano uscite da una raccolta di B-Side degli Scorpions (la terrificante A Birthday Present) affiancate a piccoli gioiellini pop come la title-track, forte di un arrangiamento in crescendo che ne esalta le caratteristiche teatrali, la graziosa Jesus for the Jugular che rimane tale nonostante i palesi riferimenti al Tom Waits di Rain Dogs, fino alla piacevole Last Night on Earth in odor di prossimo singolo (a riparare allinfelice scelta dellattuale Advice For Young Mothers To Be).

Insomma cè poco. Troppo poco. Con anche unaggravante di presunzione che ne attenua le caratteristiche di simpatia. Le ansie, gli sconforti e le pene d'amore di Finn Andrews si muovono in un ecogentrico bisogno di raccontarsi che a volte fa alzare le spalle e ancora più spesso ci catapulta in stiracchiosi sbadigli.

La produzione affidata a Nick Launay (Nick Cave, Lou Reed) e il missaggio realizzato da Bill Price (The Clash, Sex Pistols, The Libertines) puntano alleffetto Tim/Jeff Buckley riuscendo solo in parte a restituire le emozioni che loperazione si prefigge.

Se non siete teenagers depressi, afflitti dallacne o dallinquietudine delladolescenza, state alla larga da questalbum. Diversamente potreste diventarne i maggiori sostenitori.

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