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The Voice 2, Suor Cristina Scuccia: rivelazione o abbaglio? I pro e i contro della sua partecipazione al talent di Raidue

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di Laura Abbate

L'abito non fa il monaco, anzi la monaca. Eppure questa volta abbiamo proprio l'impressione che quel vestito nero, con tanto di velo, almeno un minimo, abbia inciso sul successo planetario riscosso da Suor Cristina Scuccia, la suora di The Voice of Italy. La sua esibizione alle Blind Audition della seconda edizione di The Voice la ricordiamo tutti perfettamente. Impossibile dimenticarla, ha fatto registrare un numero di visualizzazioni da capogiro e tutta la stampa del mondo, non solo quella nazionale, ha dedicato a lei e alla trasmissione condotta da Federico Russo, almeno un colonnino.

Da lì il suo percorso è stato in discesa e domani sera si ritrova sul palco del talent show di Raidue tra i finalisti in gara. Suor Cristina dice di essersi ritrovata in un vortice di attenzione mediatica che non aveva minimamente messo in conto quando ha deciso di partecipare alle selezioni del programma. "L'ho fatto perché voglio essere un esempio positivo, uno strumento di Dio per giungere ai giovani, voglio parlare loro del Signore. Io canto per la Sua gloria". Insomma, Cristina Scuccia non pare essersi montata la testa, nonostante l'impressionante riscontro ottenuto. "Voglio rimanere con i piedi ben piantati a terra e gli occhi invece rivolti verso il Cielo. Per non dimenticare mai qual è il motivo per cui sono stata chiamata".

The Voice 2: il profilo di Suor Cristina Scuccia

Insomma, per la suora di The Voice prendere parte a un programma televisivo, in cui l'intento primario è quello di mettere in mostra il proprio talento, ha le sembianze di una missione. Ok, non lo nascondiamo, ci stiamo chiedendo perché la sua sete missionaria non sia stata colmata da un viaggio, per esempio in Africa o in Sud America o in Medio Oriente. Insomma, in quei luoghi dove certamente la verifica della sua fede e della sua vocazione avrebbe trovato terreno fertile per essere comprovata. Ma ciascuno, nella vita, è dotato di un'abbondante dose di libertà e su quella proprio non ce la sentiamo di sindacare. Così, pur non condividendo, decidiamo di credere nelle sue parole.

Tecnicamente è dotata di un ottimo timbro e di una buona estensione. Ha studiato, nell'accademia di Claudia Koll, e dunque ha a disposizione una serie di elementi, tra cui un'eccellente vocalità, che giocano a suo favore. Dunque, non stiamo mettendo in dubbio le sue qualità, quello che ci chiediamo è: Se insieme alle potenzialità di Cristina non ci fosse stato l'abito che contraddistingue l'ordine delle Orsoline, il successo sarebbe stato lo stesso? "Alle Blind i giudici si sono girati dopo aver sentito la mia voce" si difende candidamente. E' vero, ma tutto quello che è venuto dopo - milioni di visualizzazioni su Youtube, interviste, tweet illustri, duetti - è il frutto di una strumentalizzazione meramente autorale o il primo miracolo della suora?

Il video che ha spopolato in Rete è studiato alla perfezione per bucare lo schermo di qualsiasi pc, "dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno" per dirla in termini manzoniani, tutti sarebbero rimasti affascinati da quella esibizione. Perché? Quelle immagini, montate secondo un preciso disegno (che di divino pare avere ben poco), comunicano senza bisogno di parole. Quattro giudici, una canzone in inglese (lingua universalmente comprensibile) interpretata da una buona voce, il valore aggiunto a tutto questo è l'abito, la suora. E' l'unico elemento che desta particolare curiosità e attenzione. Dunque, gli autori di The Voice sono stati impeccabili. Nessuno può puntare il dito contro di loro. Non hanno sfruttato un abito sacro, hanno fatto benissimo, in maniera eccellente, il proprio lavoro. Hanno svolto al meglio la missione per cui sono stati chiamati. Capito, Suor Cristina?

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