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The White Stripes - Icky Thump

Etichetta: XL - Voto: 6,5
Brano migliore: You Don't Know What Love Is

Nessuna illusione: Jack & Meg non si sono definitivamente dati al country rock. Almeno, non ancora. Mica è così semplice - è più una fantasia da purista all’ultimo stadio - e poi è troppo scontato uscirsene con un album di old time music, con tutti i crismi e la devozione del caso, solo perché adesso si fa base a Nashville e non più a Motor City. O no? E allora, tolte di mezzo le tastiere e le atmosfere vagamente goth di Get Behind Me Satan, resta una formula (ancora, se non di più) smaccatamente blues & vintage, tanto nei rigorosi suoni analogici, quanto nelle modalità e nell’attitudine. Così, appurato che il salto temporale nei seventies si perpetua più che mai – sentire da subito la title track per togliersi ogni dubbio, rockaccio Zeppelin / Sabbath con riffone killer e la novelty di un imbizzarrito synth Terry Riley (anzi, pare sia lo stesso modello usato da Joe Meek) – non resta che buttarsi sulle annunciate sorprese di questo Icky Thump.

Sì, perché quel maniaco da studio di Jack s’è proprio divertito un casino a giocare e pasticciare coi generi, nell’ambizione di fare un album rock vario, lungo e vagamente compiaciuto, in cui mettere dentro nuove perversioni e passioni.
Beccatevi dunque l’hard-mariachi di Conquest, con un ineffabile duello kitsch tromba / chitarra elettrica in call and response, o il folk made in Scotland di Prickly Thorn But Sweetly Worn, con tanto di cornamuse e coda alla Baba O’Riley (St. Andrew).
Per il resto, più che potenziali riffoni alla Seven Nation Army o Blue Orchid, c’è un bello sfoggio di spacconaggine da guitar hero, vedi Catch Hell Blues e Little Cream Soda.

E poi basta, ché tolti questi sfizi, i White Stripes fanno… i White Stripes, vedi Bone Broke, I’m Slowly Turning Into You, o lo stomp blues detroitiano Rag & Bone. Meglio quando il ritmo si abbassa, come in You Don’t Know What Love Is, negli intrecci semi acustici di 300 MPH Torrential Outpour Blues, A Martyr For My Love For You e il country honk stonesiano di Effect And Cause, dove il livello della scrittura regge discretamente. Insomma, il sesto album di Jack & Meg è in fin dei conti un bel minestrone. Che facciamo, ci mettiamo a sperare nel secondo disco dei Racounteurs? E’ un’opzione da considerare.

di Stefano Renzi per SentireAscoltare

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