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Thriller, John Landis fa causa a Jacko

Un cortometraggio cinematografico, più che un videoclip in senso stretto. Che ha rivoluzionato l'approccio alla musica vista, oltre che ascoltata. L'ormai mitico Thriller di Michael Jackson, il clip più trasmesso di tutti i tempi da Mtv e reinterpretato in tutte le salse, usciva nel lontano 1983. Coreografie mozzafiato, struttura filmica propria di una pellicola più che dei banali video-vetrina dei primi '80, trucchi strepitosi, costumi ricchissimi e un plot liberamente ispirato, dal regista John Landis, al suo stesso film Un lupo mannaro americano a Londra. Senza dimenticare il budget di 500mila dollari: cinque volte quanto si spendeva all'epoca per un prodotto del genere.

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Non è un caso che alcuni produttori di Broadway, con l'avallo di Michael Jackson e a venticinque anni suonati dal successo planetario dell'album e del video, intendano riproporne una versione in musical. E non è un caso nemmeno che John Landis sia tempestivamente intervenuto a battere cassa. Il regista di Chicago ha infatti fatto causa a Michael Jackson per la sua quota dei profitti sul video da 14 minuti.

I suoi legali hanno infatti depositato una causa per violazione del contratto alla Corte superiore di Los Angeles lo scorso 21 gennaio. Nel documento il cineasta ha scritto di non ricevere da almeno quattro anni il 50% dei profitti di Thriller - tra cui i diritti sulla licenza - dalla ora estinta compagnia di Jackson Optimum Productions. Accusando il cinquantenne Jacko di "condotta fraudolenta, dolosa e ingiusta": la star del pop non avrebbe fornito conti adeguati ed esaustivi negli ultimi quattro anni. E anche per gli anni precedenti, rimane qualche dubbio.

Michael Jackson - Thriller

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