Excite

Tony Maiello, da Castellammare al Raccordo anulare

di Simone Cosimi 

All'altezza dell'uscita 10 del Grande raccordo anulare di Roma, precisamente Bufalotta-zona commerciale, scopro che Tony Maiello ha vinto Sanremo giovani. Scusate, Sanremo Nuova Generazione. 'Efficacissimo', spiace citarsi ma l'avevo detto e ridetto a molti, anche qui su Excite, rimediando sonore pernacchie: un mefistofelico mix fra il Gigi D'Alessio più ispirato (?) e un Massimo Ranieri fuori forma per il Timberlake di Castellammare. Ricordate quello a cui Simonetta Ventura ripeteva 46 volte a puntata 'la tua faccia spacca' (sì, lo so, lo diceva a tutti): ecco, proprio lui. Che la panterosa Nina Zilli – lei sì che è la nostra Amy Winehouse, altro che Giusy Ferreri – s'accontenti del premio della critica: niente di nuovo ma comunque troppo sofisticata per una kermesse che, c'è poco da (s)fasciarsi la testa, premia la melodia, la sinuosità, una musica rassicurante. La gente in fin dei conti chiede poco, al festival: qualche pezzo da canticchiare la mattina in bagno, con la radio accesa, mentre ci si strappa i peli dal naso. Un paio di nomi con cui dibattere al bar coi colleghi, in pausa pranzo. 'Che l'hai visto Sanremo ieri?' – 'No, Sanremo, io. Chesseimatto. Ho visto giusto quel ragazzetto che ha vinto, Tony Marello, Macello...' - 'Ah si, bravo. Tony Manero. Bello poi il titolo della canzone'. Stai a vedere che, di questo passo, quest'anno la palmetta se la porta a casa Valerio Scanu, trombato dalla giuria, ripescato e spedito in finale dal suo battaglione di scanine imbizzarrite. Qui lo dico. E basta (se lo dico non lo nego).

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L'editoriale – in evidente versione light, quando un giorno, vista l'ora, è appena finito e un altro è appena cominciato – si sarebbe più o meno concluso da sé e, sempre più o meno, proprio a questo punto. Giusto una notarella, un puntuto elzeviro sul vincitore dei giovanotti e sui suoi tre rivali finalisti. A proposito: stasera abbiamo avuto l'onore di conoscere Jessica Brando. Bravissima, ma 15 anni sono davvero pochi: forse dargliene un altro di rodaggio non sarebbe stata una cattiva idea. Dicevo: il pezzo si sarebbe concluso sei righe fa, mentre Mara Maionchi se la sbrindazzava col marito – parlerà pure a suon di vaffanculo, ma non ne sbaglia una – se, rincasando, non fosse successo qualcosa di impensabile. Ho acceso il televisore, sperando con tutto il cuore che anche il quarto capitolo del baraccone ligure fosse diventato solo un innocuo podcast sul sito della Rai, e invece sono stato accolto da un'orda selvaggia di fischi, insulti e bestemmie miste a improperi. Ingannato dal mio stato psicofisico, ho pensato a un guasto del televisore smadonnando peggio del pubblico dell'Ariston. Invece a tutto c'è un motivo, e la causa del telefracasso era di quelli inquietanti: Il Principe & il Pupo si salvavano ancora spocchiosi, e volavano arrembanti – forti di un pezzo di rarissima assurdità – verso un trionfo stile Jalisse. Al posto loro venivano sacrificati il povero Fabrizio Moro, col suo pettinato reggae da finto reietto, e l'anonimo Ruggeri. Si salvi chi può.

'Vieni con me amore, sul Grande Raccordo Anulare / che circonda la capitale, e nelle soste faremo l'amore / E se nasce una bambina poi la chiameremo Roma'.

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