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Trent'anni fa moriva Bob Marley

di Simone Cosimi 

Bob Marley è stato più di un musicista. Piuttosto un guru, una guida, un leader, il fondatore di una nuova scuola di pensiero e soprattutto di un diverso approccio alla vita. Sghembo, controverso, radicale e fumoso (come la sua sacra marijuana, da allora uno dei simboli della controcultura) quanto si vuole. Ma dirompente. Soprattutto per gli anni Settanta e per quel genere come il reggae, così bizzarro, che ha traghettato in tutto il mondo.

'Money can't buy life'. Queste, almeno secondo la leggenda, sarebbero state le ultime parole di Robert Nesta Marley, il profeta del reggae scomparso l'11 maggio 1981, esattamente trent'anni fa. Destinatario, il figlio Ziggy, oggi anch'egli musicista.

Nato il 6 febbraio 1945 a Nine Mile, un piccolo villaggio della contea di Saint Ann in Giamaica, Marley custodiva già nel dna l'apoteosi del melting' pot culturale: era infatti figlio di un bianco, un ex ufficiale della marina di origini inglesi, e di una giovane donna di colore, Cedella Booker. Proprio con la madre, agli inizi degli anni Cinquanta, si trasferì nei sobborghi di Kingston, a Trenchtown, una delle zone più povere e pericolose del mondo. Luoghi e sapori che avrebbe cantanto e inserito nei suoi testi.

'Non ho avuto padre. Mai conosciuto... Mio padre era come quelle storie che si leggono, storie di schiavi: l'uomo bianco che prende la donna nera e la mette incinta'

Un milieu culturale, direbbero gli occhialuti, che nonostante le difficoltà costituisce però la sua salvezza. A Kingston, infatti, conosce Neville O'Riley Livingston (al secolo Bunny Wailer) e Peter McIntosh (ribattezzato poi Peter Tosh), con i quali muove i primi passi nel mondo della musica con un trio vocale dedito allo ska, il nonno musicale del reggae.

Gli Wailers nascono nel 1966 e iniziano a sfornare i primi successi. Proprio quell'anno Marley si sposa con Alpharita Costancia Anderson (Rita Marley). Ed è proprio lei a introdurlo al rastafarianesimo, una dottrina religiosa basata sulla Bibbia che riconosceva l'allora re d'Etiopia, Hailé Selassié, come proprio messia.

'La politica non mi interessa, è affare del demonio. I politici giocano con la testa delle persone. Mai giocare con la testa delle persone'.

Da quel momento, la storia intreccia discografia e malattia: Catch a Fire, pubblicato nel 1973, incassa subito un grande successo sia pure a livello locale, seguito l'anno dopo da Burnin'. Una canzone contenuta nel secondo disco, I Shot the Sheriff, fu ripresa da Eric Clapton, il quale contribuì non poco a rendere Marley una star di fama internazionale. Sciolto il terzetto, la carriera andò avanti sotto il nome di Bob Marley & the Wailers e nel 1975 il singolo No Woman, No Cry, autentico inno generazionale incluso nell'album Natty Dread, fece prepotentemente irruzioni nelle classifiche di mezzo mondo.

In quel momento la Giamaica diventa troppo stretta per il musicista, anche e soprattutto dopo l'attentato subito con la moglie nel 1976. Il passaggio in Inghilterra è quasi automatico: nel Regno Unito registrerà Exodus e Kaya. L'anno dopo, nel 1977, scopre il male che lo avrebbe condotto alla morte in soli quattro anni: durante una partita di calcio, sport del quale era un grande appassionato, si ferì a un alluce. Ma non era stato un infortunio: gli fu invece diagnosticato un melanoma maligno alla pelle che cresceva sotto l'unghia dell'alluce. Gli fu consigliato di amputare l'alluce: c'è chi dice che non volle curarsi, in virtù della sua fede rasta, ma la tesi non è del tutto verificata. Fatto sta che il cancro proseguì il suo triste cammino.

'La paura è il peggior nemico dell'uomo'.

Del 1978 è il One Love Peace Concert organizzato in Giamaica, nel quale i due leader delle allora fazioni rivali, Manley ed Edward Seaga, si incontrarono sul palco e si strinsero la mano. Un tentativo di sciogliere il clima tesissimo, in parte riuscito. Ma Marley rimase comunque a vivere a Miami.

Il cancro, intanto, s'era esteso al cervello, ai polmoni, al fegato e allo stomaco. Tutto a partire dall'alluce destro. L'ultimo concerto arrivò il 23 settembre 1980 allo Stanley Theater di Pittsburgh (stesso anno dell'ultimo disco Uprising, quello con Redemption song), dopo un tour europeo che lo portò anche in Italia, agli storici show del 27 giugno 1980 al Meazza di Milano e il giorno dopo a Torino. L'11 maggio del 1981 Bob Marley moriva al Cedar of Lebanon Hospital di Miami, senza fare testamento, con tutti i suoi proventi depositati in un conto locale. La Giamaica, patria amata eppure così violenta, gli tributò solenni esequie di Stato seppellendolo nella sua Nine Mile, nei pressi della sua casa d'infanzia.

Marley verrà ricordato in una puntata speciale di Dixit Stelle interamente dedicata al profeta del reggae, che andrà in onda l'11 maggio alle 21 su Rai Storia, canale digitale terrestre, satellitare free e tv sat.

'Trenchtown non è in Giamaica, Trenchtown è ovunque, perché è il luogo da cui vengono tutti i diseredati, tutti i disperati, perché Trenchtown è il ghetto, è qualsiasi ghetto di qualsiasi città... E se sei nato a Trenchtown, non avrai la benché minima possibilità di farcela'

Bob Marley - No woman no cry

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