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Un can can da Avatar: quell'equivoco chiamato Sanremo

di Simone Cosimi 

Da dove cominciamo? Davvero, scegliete voi rimestando nella popolosissima urna degli orrori. Dal funambolico can can della povera Antonellina? Dalla ricetta dei biscotti al cioccolato di Sua Maestà Rania di Giordania? Oppure, ecco, dai capelli zozzi di Povia? Dice: vabbè, ma Sanremo è il monumento della tv nazionalpopolare, cosa vai cercando per la vigna. Dico: vabbò, ma c'è modo e modo. Va bene l'autoironia – che ci piace tanto – ma non si può costruire uno spettacolo di tre ore abbondanti contando solo ed esclusivamente sulla propria goffaggine, camuffandosi nella parte della zia tettona un po' torda ma troppo simpatica. Eddai. Aridatece Pippo Baudo.

La seconda serata: cronaca - foto - video

Tipo: se requisisci il lettino abbronzante del Dibi center di fronte all'Ariston, ci ficchi dentro tutta la Clerici e proietti un mezzo pupazzo parlante blu alle spalle dell'insipida Michelle Rodriguez e con questa magrissima messinscena da circo equestre giochi a fare Avatar alla genovese, allora non mi aiuti a trascorrere una buona serata. Proprio no. Soprattutto se nel frattempo il Bayern Monaco, dall'altra parte, scippa la partita a un'incolpevole Fiorentina. Klose era in pachidermico fuorigioco di due metri. Poi rompono i coglioni a Tagliavento.

Capiamoci: c'è un enorme equivoco di base. La Clerici vuole essere sobria, lo ripete a pappagallo da settimane. In realtà, la sobrietà è un atteggiamento assai raffinato, figlio di un attento lavoro di lima. Tutt'altra storia, insomma, del p(i)attume che ci sta propinando da ieri sera la biondissima reginetta dei fornelli. L'unico aspetto positivo di questa edizione a marce ridotte della baraccosa kermesse ligure sarebbe, comunque, una certa rapidità della scaletta (dettata in realtà dall'assordante carenza di ospiti musicali di rilievo) e, di conseguenza, una preponderanza assegnata alle canzoni in gara. In teoria, appunto. Perché c'è stato poco da rallegrarsi, stasera, a muoversi fra i brani dei dodici redivivi e dei primi cinque giovani lanciati in pasto alla ciurma degli inquietanti giurati telecomandati.

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Sui singoli pezzi s'è detto (quasi) tutto quel che c'era da dire (leggi le pagelle). In generale rompere il ghiaccio ha sciolto un po' tutti. In particolare i figli dei talent show: da Marco Mengoni, che tiene in piedi un pezzo irritante, a Noemi (ma che pupille c'aveva? Non è che nasconde Morgan in camerino?), che stasera m'ha scaldato molto più che nell'esordio, fino a Valerio Scanu, a cui dovrebbero strappare dal collo quell'orribile scialle da sessantacinquenne cocainomane. Il giudizio sugli altri pezzi rimane immutato: Cristicchi ficcante, Moro ascoltabile, Fornaciari e Nomadi soporiferi, Povia furbacchione, Ruggeri vecchione, Sonohra non pervenuti, Irene Grandi grintosa, Arisa boriosa, Malika Ayane salvaci tu.

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Fra i giovani salvo solo Nina Zilli, compattissima nell'interpretazione di un pezzo confezionato su misura per lei da Kaballà. Gran presenza, ventisei anni che sembrano quaranta. I Broken Heart College, con tutto il rispetto per le tante dodicenni che si immolerebbero per loro come nemmeno frate Giordano Bruno per il moto terrestre, fanno pena assoluta. E hanno scopiazzato l'indimenticabile Ambra Angiolini, ai tempi scugnizza per Non è la Rai, con T'appartengo. Per carità: sono carini, fategli fare una sit com della Disney insieme ai tenoretti (ci mancavano solo tre nerds quindicenni convinti che Pavarotti stia per albergare dentro di loro) e ad Hannah Montana.

Alla fine anche questa sera il voto più alto va di diritto alla giuria, che ha spedito a casa (per ora in una camera d'albergo) gli stucchevoli Sonohra e l'Amedeo Minghi della Maddalena. Invito per altro a riflettere sull'equivoca composizione dell'imbufalito gruppetto dei cinque che domani sera si giocherà il turno di recupero. Pare la squadra di calciotto di Settebagni (amena località alle porte di Roma): in porta Pupo; in difesa, da sinistra, Filiberto, Canonici, Scanu; a centrocampo Sonohra Luca, D'Angelo, Nazionale; punta centrale Cutugno. In panchina: Sonohra Diego.

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