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Usi e abusi dell'Isola dei famosi

di Simone Cosimi 

Povero Morgan. Ora che avrebbe trovato un'altra strega Bacheca con cui fare coppia contro sua ottusità Mamma Rai non può nemmeno sperticarsi in quel che sa far meglio: dar fiato ai suoi pensieri. Un'operazione alle corde vocali lo tiene al momento in ospedale. E gli faccio i miei migliori auguri, per questo mesto contrappasso. Tuttavia il momentaneo pit-stop in corsia non è bastato a far tacere l'ex giudice di X Factor espulso da Sanremo per la tragicomica cocastory: tramite mamma Luciana ha fatto sapere che 'la Rai vive nel Medioevo, quando si faceva la caccia alle streghe'. Il piatto forte, ovviamente, è la 'radiazione' (ma la Rai è tipo l'albo dei commercialisti? Non sapevo si potesse radiare qualcuno, semmai licenziarlo) di Aldo Busi dopo i comizi in costume dal Nicaragua. Pensate di cosa stiamo parlando, a una settimana dalle elezioni. Pensate.

Non so se è più deprimente per i nostri intelletti o fiaccante per la nostra resistenza al brutto continuare a dare capocciate sempre sullo stesso punto: l'intellettuale, in tv e in generale nel tritacarne dei media, funziona sempre, tranne quando pretende di fare – anche lui – ciò che dovrebbe saper fare meglio. E cioè proprio l'intellettuale, l'uomo di cultura, uno che sa mentre tu non sai un cazzo. Uno che si contrappone, che provoca, rompe i coglioni, che non vuole farsi capire ma pretende che gli altri lo capiscano. Schiva il volo basso, spara in alto. Quando sgomita per uscire dal ruolo di macchietta che gli viene inevitabilmente affibbiato, quando toglie il costume e giustifica la sua carica con le sue affermazioni. Aldo Busi, nel corso dell'ultima puntata di quel grigissimo baraccone dell'Isola dei famosi ma in generale per tutto il tempo in cui è rimasto in quella congrega di canne del gas, ha fatto esattamente questo. Né più, né meno. L'altra sera per un quarto d'ora, poco più. In maniera fra l'altro frammentaria e sconclusionata. A parte l'ottima tirata che lo vedeva contrapporsi a un anonimo tronista (?) lanciandogli contro giustissimi e sacrosanti anatemi per la sua cozzosa ignoranza, per la sua pervicacia a non capire che deve tacere, per la sua ostinazione a voler rappresentare un Paese e i suoi giovani, che non vogliono essere rappresentati da questi gusci vuoti. In quel momento, lo ammetto, tifavo Busi.

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Il video delle sfuriate del naufrago

Più che di streghe e Medioevo, è stato un altro cantante – anni fa il più politicizzato di tutti – a cogliere il succo di quel che è accaduto su Raidue, di fronte a una popputa e silenziata Simona Ventura, che pure ieri è intervenuta sul caso con una dichiarazione stimabile: 'È assurdo. Viviamo nel nostro Paese situazioni paradossali di perbenismo e ipocrisia. Busi è stato vittima di un meccanismo perverso'. Parola di Edoardo Bennato. Ed è esattamente questo il nocciolo: cosa sarebbe Busi se non fosse Busi? Se non fosse, siamo d'accordo, anche cafone, a tratti violento, autoritario eccetera eccetera? Nulla. È quel che è – come tutti noi, tranne chi pensa solo a cosa fare stasera – proprio perché scrive e dice certe cose. Liberissimi di essere o meno d'accordo così come di andarci a cena o farci un viaggio insieme. Non è questo il punto. Il punto è, come al solito, che chi lo ha spedito sull'Isola (dietro fior di quattrini, e ci mancherebbe che c'andasse gratis) sapeva e voleva arrivare all'incoccio, al casino, al caso mediatico, agli articoli sui giornali e sui portali. Al punto di rottura. All'audience pura. Che poi questo prendesse vita in una tirata contro il Vaticano (come sempre intoccabile, anche nel pieno degli scandali più purulenti che abbia mai vissuto nella sua pur fuligginosa storia), in una litigata con lo stolto di turno, in un'ode al pube di Supersimo o in altre legnose allusioni sessuali poco importava. Serviva, come sempre, carne da macello. E quella dell'intellettuale, che manda a letto l'italiano medio rincuorandolo sul fatto che tanto è solo un culattone irrispettoso, è sempre di finissima qualità.

'Non c'è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogan mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l'aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l'anima del popolo italiano; il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione) non solo l'ha scalfita, ma l'ha lacerata, violata, bruttata per sempre'. (Pier Paolo Pasolini, Corriere della sera, 9 dicembre 1973)

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