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Uto Ughi spara a zero su Allevi, il pianista risponde

Osannato da pubblico e autorità presenti, il successo del concerto della vigilia di Natale al Senato di Giovanni Allevi è stato oscurato dalle critiche lanciate da Uto Ughi.

Gurda le immagini del concerto di Giovanni Allevi al Senato

Il violinista, qualche giorno fa, aveva infatti sparato a zero sul pianista e compositore. E se spesso sono arrivate critiche dall'ambiente musicale accademico sul "fenomeno" Allevi, nessuno aveva mai avuto il coraggio di demolire a tal punto il musicista marchigiano. Queste alcune dichiarazioni di Ughi: "Sono offeso come musicista. Allevi Pianista? Ma lui si crede anche compositore, filosofo, poeta, scrittore. La cosa che più mi dà fastidio è l’investimento mediatico che è stato fatto su un interprete mai originale e privo del tutto di umiltà. Il suo successo è il termometro perfetto della situazione del Nostro Paese: prevalgono sempre le apparenze… Lui è un nano in confronto a Horowitz, a Rubinstein. Ma anche rispetto a Modugno e a Mina. Si tratta di un’esaltazione collettiva e parossistica dietro alla quale agisce evidentemente un forte investimento di marketing. Mi sorprende che giornali autorevoli gli concedano spazio, spesso in modo acritico".

E ancora: "Che spettacolo desolante vedere le massime autorità dello Stato osannare questo modestissimo musicista. Mi fa molto male questo inquinamento della verità e del gusto. Trovo colpevole che le istituzioni dello Stato avvalorino un simile equivoco. Evidentemente i consulenti musicali del Senato della Repubblica sono persone di poco spessore".

Com’era prevedibile, è arrivata la risposta di Allevi, sulle pagine dello stesso quotidiano: "Come ha potuto farmi questo? Come ha potuto sputarmi addosso tanto veleno, proprio il giorno della Vigilia di Natale? Lei si ritiene offeso, e di cosa? Come fa una musica a offendere, se è scritta e suonata con tutta l’anima? Una musica strumentale senza parole? Secondo lei, io non sarei degno di essere ammesso in Conservatorio. In realtà vi ho trascorso i miei migliori anni preparandomi a diventare, con cura, impegno e passione, un compositore di musica contemporanea. Forse non immagina cosa vuol dire studiare anni e anni uno strumento musicale per arrivare, sì e no, a insegnare in una scuola privata. Ci sono poi voluti altri dieci anni, oltre i venti di studi, e il risultato, per nulla scontato, è stato deflagrante: il pubblico, soprattutto giovane, è accorso ai miei concerti, di pianoforte solo o con orchestra sinfonica, come fossero eventi rock, a Roma e a Milano come a Pechino, New York e Tokyo. Quella musica parla al cuore ma il suo virtuosismo tecnico e soprattutto ritmico richiede esecutori di grande talento. È una musica colta che non può prescindere dalla partitura scritta e che rifiuta qualunque contaminazione, con le parole, con le immagini, con strumenti musicali e forme che non siano propri della tradizione classica".

"Non sono un presuntuoso – ha continuato Allevi - semmai un sognatore, e la mia musica, assieme alle mie intuizioni estetiche, non hanno mai voluto offendere nessuno. Io, a differenza di lei, non ricopro nessun ruolo istituzionale, non ho fatto intitolare nessun Festival a mio nome, non ho potere alcuno nel cosiddetto “mondo della musica”, ma ciononostante mi si accusa di essere in un luogo, il cuore di centinaia di migliaia di persone, dove altri vorrebbero essere. Alla luce delle sue parole, sembra paradossale che lei sia Presidente dell’Associazione Uto Ughi per i giovani".

E il racconto di un aneddoto risalente a dieci anni fa: "Una sera me ne tornai al mio monolocale da una gremita Sala Verdi del Conservatorio di Milano, con in tasca un foglietto, come fosse un gioiello. Non era stato facile raggiungere il camerino dell’artista, per un nessuno come me, un anonimo studente in Composizione. Non avevo amicizie influenti, a stento arrivavo alla fine del mese, affrontavo grandi sacrifici per diplomarmi in Composizione e il biglietto del concerto l’avevo pagato. Ma avevo finalmente l’autografo di uno dei più valenti violinisti del mondo: lei, Maestro Ughi. Quel suo autografo che ho sempre conservato gelosamente, dopo tanti anni, per me ora non conta più niente".

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