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Van Der Graaf Generator - Real Time

Etichetta: FIE - Voto: 7.5
Brano migliore: Refugees

S
e amate Peter Hammill e conoscete le sue stravaganti modalità artistiche, sicuramente aspettavate con ansia questo doppio album.
Se conoscete lui e i suoi storici compagni di avventura (quei Van Der Graaf Generator che dopo essere stati un’icona del prog-rock degli anni 70 ed essersi sciolti alla fine di quel decennio, sono tornati come se nulla fosse con un tour e un disco di inediti nel 2005) probabilmente quello che è contenuto in Real Time vi sarà già parzialmente familiare.
Se avete un’idea della musica dei VDGG, sapete che questo doppio disco live contiene la registrazione scevra da sovraincisioni, pura e cruda, esattamente com’è avvenuta sul palco (per inciso quello della Royal Festival Hall di Londra) nel maggio di due anni fa. Il titolo, d’altronde, parla chiaro. Non vi sbalordirà vedere in scaletta canzoni che hanno fatto la storia del rock alternativo degli anni 70, convivere in perfetta armonia con quelle dell’album della reunion.

Il concerto (e il disco) si apre con due estratti di Goldbluff (anno 1975) e la pelle d’oca arriva istantaneamente: The undercover man e Scorched earth.
Inizia a girarci la testa perché Hammil è straordinario.
Docile e sereno e poi sguaiato e potente. Uno sciamano.
Poi arriva Refugees e se conoscete l’opera di questa band avete perfettamente in mente quale possa essere l’effetto che fa. Maestosa ed aperta, con quel testo ancora meravigliosamente (e tristemente) attuale, che parla di valigie tenute con lo spago e di un luogo, l’ovest, nel quale prima o poi tutti i giorni finiscono. Hammill vive all’interno delle canzoni, la band vive all’interno di Hammill. Sono un’unica, meravigliosa creatura musicale.

Seguono tracce di Pawn Hearts (che nel 1971 arrivo al numero 1 della classifica italiana!) e di H to He, che riescono nell’impresa di rivivere senza nemmeno l’ombra della nostalgia. Mi chiedo spesso se un’improbabile reunion dei Genesis (con Gabriel e Hackett), da sempre considerati gli antagonisti dei Van Der Graaf, riuscirebbe in questo miracoloso effetto.

Col senno di poi, sebbene forse trent’anni fa ci piacessero di più i Genesis, viene facile dare alla band di Hammill la palma dell’immortalità. Canzoni come Lemmings, Killer, Man-Erg hanno una vitalità ed una forza tali che era attuale vent’anni fa quando sembrava prog-rock e che lo è oggi dove qualcuno lo definisce EmoRock. Ed è senza nessuna spocchia o comportamento antipatico che i quattro Generatori di Van Der Graaf si permettono il lusso di fare un disco che declassa istantaneamente quelli di centinaia di gruppetti nuovi ad inutili baggianate.
Eppure il concerto è costituito in buona parte da canzoni di trenta e più anni fa. Ma se avete già avuto modo di ascoltare Peter Hammill in concerto, sapete anche che ogni interpretazione è nuova, viva e rinata.

Sono solo due le concessioni a Present (l’album del ritorno di due anni fa): Every bloody emperor e Nutter alert; ed una soltanto quella alla carriera solita di Hammill. Just Good Friends? Ofelia? The Futire Now? No… troppo semplice!
Se conoscete Hammill sapete con certezza che preferisce stupirci, riempiendoci di gioia. Dal cappello magico della sua opera solista prende (In the) Dark Room, una canzone del suo storico primo album del 1973, Chameleon in the shadow of night. Ostica, sconsolata, dura e spettrale. Meravigliosamente estranea a qualsiasi linguaggio del rock degli anni 70, così come a quello degli anni 80, 90 e di oggi.

Se conoscete i VDGG sapete che questo disco è una testimonianza di qualcosa di epico. Riuscite anche ad immaginarvi che sia inciso in maniera un po’ approssimativa. Ma se conoscete Hammill e il suo gruppo, anche questo elemento avrà su di voi un effetto rassicurante e piacevole. Sapete benissimo che l’immediatezza e il fascino della realtà sono gli elementi che da sempre contraddistinguono l’opera di questi musicisti. Che amano suonare e che lo fanno con un trasporto che non ha eguali in tutto il mondo.
Che gode di un seguito inesauribile che ogni giorno aumenta e che comprende i vecchi sostenitori del prog-rock, qualche appassionato di musica d’avanguardia e, sì, moltissimi giovani che senza difficoltà riescono a sintonizzarsi sulla lunghezza d’onda di una band immortale come questa. Ma se conoscete i Van Der Graaf Generator, tutte queste cose le sapete già e questo disco sicuramente sta già sul vostro giradischi.

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