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Vinicio Capossela - Ovunque proteggi

Etichetta: Warner Music - Voto: 7
Pezzo migliore: Medusa Cha cha cha, S.S. dei naufragati

Esce il nuovo disco di Vinicio Capossela. E il suo primo disco di inediti da cinque anni. Se si esclude, infatti, Lindispensabile raccolta del 2003 con lunico inedito rappresentato dalla cover di Si è spento il sole, questo Ovunque Proteggi arriva dopo Canzoni a manovella del 2000 (più di 70.000 copie vendute).


Settimo album per il cantautore di origine tedesca (E' nato ad Hannover) che nel corso degli anni s'è costruito una fama di chansonnier maledetto e diretto raggiunta attraverso la scuola, inutile negarlo (lui stesso non lo nega) di Tom Waits.
Di Waits, dei suoi dischi e della sua musica, Capossela ripercorre un suono fatto di melodie disturbate e sporcizia ritmica, facendo sua quell'attitudine musicale piena di riferimenti teatrali e sapori di provincia.
Non solo: in più di un'occasione, Vinicio s'è avvalso della collaborazione di musicisti provenienti da quell'area newyorkese cara proprio al suo maestro ed anche in questo nuovo disco l'apparizione devota e precisa di Marc Ribot, il chitarrista più amato da Waits (e dai suoi seguaci), è discreta ma inconfondibile.
Molte altre le collaborazioni illustri (tra esse Mario Brunello, Stefano Nanni, il DJ nipponico naturalizzato italiano Gak Sato, il re del Jive-Rock siciliano Roy Paci e l'ex Area Ares Tavolazzi) fanno di questo album un lavoro complesso e difficile da catalogare.
Non è rock all'americana ma non è nemmeno canzone d'autore italiana. Non è nemmeno un misto di queste due cose.
E' qualcos'altro.
Una bagarre di sonorità etniche, confuse da ritmi hip-hop e tamburi tibetani con richiami tzigani e ballate rumorose che restituisce un ingente frastuono metropolitano contrapposto alle amare bande di paese (L'uomo vivo).
Il mondo di Ovunque Proteggi è quello del solito Vinicio: pieno di clown e di disadattati, di romantici saltimbanchi e tristi personaggi della commedia dell'arte.
Un universo etilico e denso strabordante di fameliche donne ed imbranati corteggiatori al servizio di un'atmosfera stralunata e decadente.
La malinconia di Nutless e di Nel Blu sembrano una crasi dell'opera di Luigi Tenco con quella di Fred Buscaglione che, mi piace pensare, se se fossero ancora vivi avrebbero certamente accettato di collaborare alla stesura di questo disco.
Il singolo in rotazione radofonica da una settimana (Dalla parte di Spessotto) è drammatico e roboante con quell'atmosfera retrò che ne connota una natura straniante e maleducata. C'è anche una palpabile voglia di recuperare (più di quanto l'autore riesca ad ammettere) certe atmosfere da commedia all'italiana anni 60 e basta selezionare la traccia 7 (Medusa Cha Cha Cha) per venire catapultati in un vecchio film in bianco e nero con Walter Chiari e Mario Carotenuto che tentano imbarazzanti approcci con bellezze in bikini danzanti al rimo del Juke-Box sulla spiaggia.
La lunga S.S. dei naufragati, con un'incedere teatrale fatto di recitato e quartetto d'archi, possiede la capacità di farci senire parte di un'opera malinconica e sorprendente dove i contrappunti di theremin mettono in risalto le intenzioni altisonanti di un brano intenso e toccante che ha lo strano compito di anticipare la title track, posta in coda all'album, che si presenta come una canzone d'amore sofferta e dolcissima nascosta tra la partitura di una rhumba decadente.
Bravo Capossela che ha il coraggio (e la possibilità) di svecchiare la nostra canzone.
Se solo riuscisse a liberarsi dell'ombra di Tom Waits, sono sicuro che potrebbe diventare un numero uno in tutto il mondo.
Così, ahimè, fuori dall'Italia non potrà che essere visto come un allievo devoto.
Ed appare lampante che ci sia molto di più.

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