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White Whale - WWI

WWI Etichetta: Merge Records
Voto: 6
Brano migliore: What's an Ocean for?

Un po in ritardo mi accingo a parlare di WWI, esordio discografico dei White Whale quintetto kansasiano di belle speranze.

La loro musica trae ispirazione dallemo rock di lusso e nelle recensioni ai loro primi concerti non era difficile trovare riferimenti a Radiohead, Doves e Death Cab for Cutie.

Loro, che inizialmente sembravano non apprezzare, si sono impegnati nella ricerca di una personalità che, utilizzando le armi dell'ispirazione, piano piano sè manifestata.

di Joyello

WWI è un disco pieno (forse anche un po troppo) di riferimenti. Lo spasmodico bisogno della band di emanciparsi dallinfluenza dei propri idoli è stata convertita nellesigenza di evidenziarla. Se, in effetti, molte canzoni ricordano istantaneamente qualcosaltro (si va dai Coldplay per Whats an Ocean For fino al Phil Collins di In The Air Tonight di cui Forgive and Forgiven sembra un accorato tributo), la formula della band ha generato una sonorità per nulla banale che, sebbene attenuata da continui richiami, fa spesso capolino in maniera immediatamente gradevole.

Il cantante (Matt Suggs) fa riferimento alle tipiche vocalità brit-pop (soprattutto) del passato ma, nonostante una pronuncia molto British, alcune volte ricorda di più il Malkmus dei primi Pavement. I testi virano con estrema facilità dal nichilismo allironia, senza mai mescolare le due componenti che comporterebbero un grottesco effetto kitsch.

I White Whale tendono a mostrare unattitudine alla narrazione, abbinando frasi musicali di grande impatto piene di chitarre beatlesiane che si arrampicano su tastiere anni-80 creando un effetto (voluto?) gradevolmente straniante, su liriche deffetto forse solo un po demodé (immaginatevi un giovane Morrissey ancora più avvilito o, al contrario, ancora più serafico)
Certo, di primo acchito WWI, più che il disco indipendente che è, può sembrare il frutto di qualche major pronta ad immettere sul mercato un gruppo esordiente che ripeta i fasti dei Coldplay e degli Oasis, daltro canto, White Whale non sembrano affatto scemi e certe ingenuità si dissiperanno certamente con il tempo. Il loro disco non è affatto male ma limpressione è che fra qualche anno, dopo linevitabile salto di qualità, sulle enciclopedie del rock, verrà descritto come laspro esordio di una band in crescita.

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