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Woodstock - The after party @ Triennale Bovisa!

Sono 40 anni tondi tondi che si cerca di rifarlo. Quarant'anni di megaconcerti, big events da "remembering", rave e street festivals, palchi immensi in altrettanto immensi prati. Ma è tutto inutile: lo spirito non è e non sarà mai più lo stesso di quel tempo. Una novella Woodstock non può e non potrà mai più esistere. Di Woodstock ce n'è stata una ed è passata alla storia, fortunato chi c'era in quella campagna newyorkese 40 anni fa. Fortunato chi li ha visti, tutti insieme, su quel megapalco, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Carlos Santana, Crosby Stils & Nash, The Who, Joe Cocker e tutti gli altri. Oggi non ci resta che il ricordo, e tentare di ripetere l'operazione certi però che il risultato è irripetibile. L'unica possibilità è affidarsi alla memoria e, anche per chi non c'era, visionare centinaia di foto, video, films, ascoltare nastri e racconti. Così in occasione del quarantesimo anniversario del Festival di Woodstock, la Triennale di Milano ha presentato "Woodstock - The After Party". Una mostra (e non solo) che andrà avanti fino a settembre inoltrato, mentre il ricordo di Woodstock andrà avanti per sempre, anche sui libri di storia.

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Nelle foto alla Triennale Bovisa è già possibile passare in rassegna i volti pacifici, felici, divertiti e consapevoli delle decine di migliaia di persone provenienti da ogni angolo degli Stati Uniti, proprio loro che formavano il movimento del Woodstock Nation, unite dalla condivisione di valori e ideali di cui la musica rock è la perfetta sintesi. E' possibile riascoltare quella musica e rivivere su pellicola quelle emozioni.

"Woodstock - The After Party" indaga quanto gli eventi musicali di massa rappresentino una chiave di lettura fondamentale per comprendere la cultura e il costume delle generazioni cresciute negli ultimi quarant’anni. L’allestimento della mostra fonde contributi storici e pura rappresentazione con l’ausilio di combinazioni di suoni e musiche, fotografie selezionate dall’archivio Corbis, video-proiezioni e installazioni audiovisuali. Nell’ambito della mostra ogni giovedì a partire dalle 19.00 saranno organizzati dj sets e, a seguire, la rassegna di film "Generations". Ovviamente in top list, tra i tanti film che saranno proiettati, c'è "Woodstock" di Michael Wadleigh, non solo documentario di una grande epoca, quanto l'ultimo straordinario film di un concerto rock memorabile.

Quarant'anni esatti da quell'agosto 1969 a Bethel, vicino White Lake nello Stato di New York. Quarant'anni dal Woodstock Music and Art Fair, una pacifica invasione di appassionati della musica e della vita, cresciuti a pane e ideali di pace e amore. La mostra ospiterà una miriade di micro-eventi carichi di energia, visioni, suoni, idee: oltre alla rassegna cinematografica "Generazioni", alle mani di alcuni sapienti djs è affidata la responsabilità di farci rivivere in musica questi quarant'anni. Ecco la line up: Wandalistic Pierpaolo Peroni il 09/07, Crookers + Nic Sarno il 16/07, Fabio De Luca il 23/07, Andy dei Bluvertigo il 30/08 e Marco Rigamonti il 06 e 27 Agosto, Saturnino il 03/09, Lele Sacchi il 10/09 e il gran finale con l'evento di chiusura "Connect Me" il 17/09. E, certamente, non si tratta di una responsabilità da poco.

Le generazioni cresciute nei decenni successivi hanno tentato di sentirsi parte della Nation o l’hanno fortemente rinnegata, ma "è probabile che le generazioni nate dopo il 1969 non abbiano sempre avuto la piena consapevolezza di essere portatrici sane dello spirito di Woodstock", afferma Daniele Salomone, ideatore della mostra. Ecco perchè è giusto ricordarlo. Con suoni, immagini, reportage di quel pezzo di storia. Ma anche con le parole di chi l'ha creato. "Woodstock ha dimostrato che quando le persone si uniscono possono sperimentare forme di libertà che sono altrimenti irraggiungibili", campeggia sul muro all'ingresso della mostra. Sono parole di Elliot Tiber, che dal nulla pensò a quest'evento senza minimamente considerare i risvolti etici e sociali che avrebbe avuto.

Ora andate e condividete. Condividete su Facebook, Twitter e Myspace, novelli strumenti di democrazia partecipativa. Ma condividete soprattutto di persona, attraverso quegli sguardi che bucano il video e quella musica che anima le foto. Lasciatevi pervadere dall'anima di Woodstock, attraversare il corpo dal suo fantasma. Se riuscirete a fare vostra e custodire gelosamente una goccia di quell'essenza fluorescente che si sprigiona da libri, foto e memorie, il gioco è fatto, sarà quello l'inizio di una nuova percezione di vita, condivisione, socialità. Ma non è semplice, affatto. Ci provano tutti e ora sono pure quarant'anni...

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