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X Factor 4, fenomenologia da baraccone

di Simone Cosimi 

L'inizio è purulento. Un po' perché la Roma, in un drammatico déjà-vu, cincischia coi formaggiari rumeni del Cluj. Un po' perché, onestamente, dopo quattro edizioni X Factor non riesce più a creare quel minimo d'attesa che trasforma un programma qualsiasi in un piccolo evento settimanale. Inizia dunque uno show come un altro, appesantito come pochi da un bombardamento d'inutili clip riassuntive, stasera salvificamente ridotte dal Dio Calcio. Non hanno capito che chi segue questi programmi è in genere fidelizzato e non ha bisogno di tutte 'ste sintesi, 'sti servizi, 'ste rotture di palle?

A Davide rifilano una Novembre arrangiata come Every Breath You Take. Lo azzoppano come un'anatra fritta. Non è mica Tenco, è un piccolo Big Jim alias Bon Jovi. Dategli quella roba lì, sennò pare un saggio delle elementari. Meglio l'imitazione della Ferreri che sfodera alla fine. L'avvio a slavina continua con la pessima esibizione di Manuela, che non regge il confronto con un pezzo scivolosissimo come Bring me to life. Fatica tanto. Troppo. Poi recupera qualcosa, ma ne esce la peggiore esibizione della sua avventura. Sacrosante parole della Tatangelo (!!!). Alvin e i Chipmunks alias Effetto Kappler, vestiti come imbianchini, incassano un 6 e mezzo con la loro migliore esibizione. Però continuano a scaldare come un termosifone morto da sei mesi. La notizia è che stasera si corre. Ed è una buonissima notizia, per chi pensa che X Factor sia sostanzialmente morto. Come il termosifone. Intanto Repubblica sfoggia in home page uno zerbino. Quello della scuola leghista di Adro. Un paese, uno scatto.

Passa un video attraverso il quale quei Goebbels della produzione cercano di renderci più simpatica Lady Tata (impossibile, davvero, tranne che suddivida i suoi guadagni con tutti noi) poi scatta la pubblicità. Per ora sono i momenti migliori della serata. Con uno scatto degno del più dopato Ben Johnson sfreccio verso un divano ad alcuni metri dalla mia postazione ma scopro che all'Olimpico c'è l'intervallo. Ripiego sullo spot col simpaticissimo Alex Schwazer ('Io di latte ne capisco!'). Dorina è brava, e sta anche più dentro al pezzo (The Best della Turner) dei suoi colleghi perché è la più (sim)patetica. Certo che il confronto con la povera Tina è impietoso. O no? Esce Ménez entra Adriano. Come una sostituzione può rovinarti una serata. L'accoppiata Stefano-Lady Marmelade è da film horror. Incrocio le dita. Alla fine ne esce una buona prova che però, portando il simpatico amico allo scoperto, fuori dal mondo cantautorale, ne ridimensiona paradossalmente le possibilità.

La sposa cadavere Nathalie alza la media con una Pazza idea molto convincente. Fra tutti i fantocci in corsa, la Giannitrapani comincia a guadagnarsi le mie personalissime simpatie. Marco Borriello segna un gol mozzafiato ai carburatoristi della Transilvania e per poco non perdo la strepitosa esibizione dei Kymera. Grattacheccha e Fichetto possono obiettivamente approdare a un altro livello: per presenza, per pancia, per tecnica. La loro Breathe tocca qualche corda. E non è facile, quest'anno, nel teatrino capitanato da Facchinella. Subito dopo la serata tocca l'apice con la surreale performance di Cassandra con You can't hurry love, un pezzo che farebbe ballare anche il luttuoso Andrea Pirlo. Imperdibile il ballerino con mascherina ed elefante a tracolla. Vero, tuttavia, che la sghemba signorina migliora cantando e parte timidamente.

Lo zio Ruggero Pasquarelli non va oltre una stiracchiata sufficienza con Per te, anche se mi sarei aspettato qualcosa di peggio. Tuttavia la canzone non c'azzecca assolutamente nulla né con lui né con un suo possibile percorso. Nel frattempo la compagine capitolina batte i temibilissimi fustigatori rumeni. Giusto antipasto alla tremebonda esibizione del povero Nevruz. Parliamoci chiaro: il giannizzero è fondamentalmente un mentecatto. Avrebbe buona vita nella scena indie italiana, che cerca tanto pervicacemente gente che (non) sappia cantare. San Lorenzo e dintorni. E quantomeno il trio Kymera-Cassandra-Nevruz ha il merito di rompere l'imbalsamatissima struttura della trasmissione. Ma non posso non sottoscrivere il commento di Ruggeri: fra ironia, dileggio e fenomenologia da baraccone circense. Voglio dire: è come spezzare una serata grigia catapultandosi allo strip-club. Squallore distillato.

Anna Oxa è sempre Anna Oxa. 'L'artista che cerca la sintesi fra suono ed esistenza' (?). Il suo è un genere, ormai: il paroxismo. Il momento di massima intensità di un processo morboso. Comunque massimo rispetto, svetta come una gigantessa sui nani di Ics Factor. Fine della fiera.

Finiscono in ballottaggio la spocchiosa Manuela e il gruppo Valtur. La prima li surclassa, è evidente. Ma non sarà mai una popstar, passa costantemente l'impressione della bravissima voce da pub di provincia, sempre in bilico per il successo. Alla fine escono i tre tre. Ultima domanda: a chi è venuta in mente l'idea della puntata corta con chiusura obbligata alle 23,30? Blatter, Liofredi, Cassano? Chiunque tu sia: Santo subito.

'Era una testa di cazzo ma aveva un culo terribile' (Auspicato epitaffio di Mara Maionchi)

'Dobbiamo ricercare suoni che non siano rumori, ma fonte di un'azione costante [...] Dobbiamo entrare dentro quel fastidio' (Anna Oxa, never without you)

(foto © LaPresse)

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