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X Factor 4, quegli inediti un po' idioti

di Simone Cosimi 

Davide - Il tempo migliore
Pezzo scritto da Francesco Renga per il predestinato (e imbalsamato, ma ha solo 17 anni) vincitore della quarta edizione di X Factor. Aspettative (molto) alte. Forse troppo. Col famigerato Renga di mezzo, infatti, l'effetto canto francescano con annesso raduno dei Papa boys è dietro l'angolo. Davide è impeccabile, come sempre. E questa non è una scoperta. Renga è Renga. E non è una scoperta nemmeno lui. Con tutti i pregi di una canzone abbastanza (ma non così smaccatamente) radiofonica e i difetti di una pesantezza di scrittura e una banalità testuale clamorosa. Che il cantante bresciano solitamente bypassa anche grazie alla sua voce. 'Ehm... tu sei tu' (Sensei Ruggeri). Voto: 6,5.

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Nathalie - In punta di piedi
Una raffinatissima ballata, tutta in crescendo, che sembra tirata fuori cacchia cacchia da uno degli ultimi dischi di Tori Amos. Andatevi a recuperare Scarlet's Walk o The Beekeeper, tanto per capire da che parti gira la piccola capitolina. E non sono mica parti da poco. D'accordo, non ha un inciso vero e proprio. Anzi, non ce l'ha per niente. E questo potrebbe costargli una rotazione radiofonica decente. Però ha un motivo melodico ricorrente, un andamento ciclico quasi a scatole cinesi, montante e sognante, su cui fa leva buona parte del proprio fascino. Di quelli che stai lì ad aspettare l'inciso a ogni battuta. Ma anche se non arriva, quello stramaledetto ritornello, fa lo stesso. A conti fatti, per il peso specifico e per quanto dimostrato anche con quest'inedito, tutta farina del suo sacco, è Nathalie che meriterebbe di vincere. Insomma, parliamoci chiaro: il talento, se è questo che stiamo cercando, sta qui. Punto. Voto: 8.

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Kymera - Atlantide
L'attacco ti spiazza: una via di mezzo fra la sigla di un cartone animato, un pezzo di Mike Oldfield periodo new age e la sigla di Voyager. Poi ti rendi conto che è scritto (non a caso da Ruggeri e Palermo) benissimo. Nel senso che è probabilmente il pezzo che fa il miglior gioco, almeno vocalmente, alla coppia. Un lavoro di grande umiltà autoriale, ricamato sulle voci di Grattachecca e Fichetto. Il punto è che forse lo fa troppo marcatamente, andando a scoprire quell'alone di fascino che ne ammantava le precedenti esibizioni. Insomma, tecnicamente è perfetto. Ma è follemente demodé, ha un sound vecchissimo e un tema quasi da documentario. Mancava solo Alberto Angela a illustrarci, col suo cappotto marrone, i segreti di Atlantide. Voto: 5,5. Non a caso lasciano il loft.

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Nevruz - Tra l'amore e il male
'Un parto pentagemellare', lo definisce Elio. Il polimorfico giudice si riferisce alla scelta della canzone ma la definizione calzerebbe a pennello anche per il pezzo stesso. Si salva solo il verso finale dell'inciso – che poi finale non è, nel senso che quel che canta Nevruz non corrisponde al testo in sovrimpressione – 'spero che almeno tu sia felice' e l'outro. Per il resto è una ballad tutta strillata, piuttosto piatta e dall'andatura farraginosa. Si può ascoltare, per carità. Ma Bungaro e Saverio Grandi potevano anche farsi uscire qualcosa di meglio. Non ne notificheremo mai l'esistenza. Voto: 4,5.

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(foto © LaPresse)

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