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X Factor 4, requiem per Stefano Filipponi

di Simone Cosimi 

Povero Stefano Filipponi. Davvero bisognava riservargli un'uscita di scena di quel genere? Davvero meritava il teatrino che gli si è squadernato sotto agli occhi – anche se lui probabilmente ne ha scorto solo qualche squarcio, a capochino com'è rimasto tutta la sera, nascosto dietro quegli occhialoni da nerd? Enrico Ruggeri che smanacciava all'aria da una parte, imbizzarrito come un toro da monta cui venga sottratta la vacca, Claudia Mori dall'altra che tentava mestamente di salvarlo – e quindi, in ossequio al suo tetro stile, contribuiva ad affossarlo definitivamente? Che tristezza.

Ieri sera, e in generale con l'intera parabola di Stefano, X Factor ha probabilmente compiuto il passo più marcato sul confine minato fra talent e reality show. È in questo scarto oltre la gamba che si nasconde la tristezza di questa vicenda: la storia di questo giovane di Macerata dalle mille difficoltà, prima ma non ultima l'inquietante balbuzie che lo isola dal mondo, è servita agli autori per umanizzare il programma. Per scaldarlo e regalargli quel calore che, in particolare quest'anno, non è mai riuscito a generare da sé e tantomeno con gli altri undici concorrenti. Anche i due omosessuali, i Kymera, ieri sera attendevano il verdetto dei giudici con due ghigni da sgherri di provincia, pronti a cibarsi dei resti dell'indifeso Filipponi.

Ecco perché non è affatto uno scandalo, come in molti starnazzano, che Stefano abbia attraversato più dei due terzi della quarta edizione. Almeno sotto la logica televisiva. Molto semplicemente perché è stato uno strumento: il girmaldello in mano agli autori per incunearsi nella pancia ributtante del grande pubblico. Che ovviamente ha risposto senza indugio, schierandosi subito contro o a favore: chi lo voleva sacrificato sul piatto della Tatangelo (che all'ultimo s'è rivelata per la pochezza che è, allungando di 180 secondi l'agonia di un morituro) e chi dargli un'altra possibilità, 'perché bisognerebbe dare la precedenza all'emozione'. Tecnica vs cuore, il binomio perfetto.

La sua presenza canora, diciamolo, è stata piuttosto anonima: oggettivamente limitato, stonato a ripetizione e senza il minimo phisique du role (almeno per un talent che cerca la popstar del futuro, poi chissà che non voglia e possa combinare qualcosa per conto proprio. Glielo auguriamo). Eppure Filipponi non è servito a quello: è stato un concorrente testa di ponte, uno di quelli che è bene restino dentro il più possibile perché aumentano l'empatia con il telespettatore. Fino a quando, questo è chiaro, la sua presenza non rischi di diventare davvero troppo imbarazzante. Di tramutarsi in un confronto impietoso e senza scampo. Com'è accaduto nel corso dell'undicesima puntata: Stefano in trappola, Stefano scoperto, Stefano cacciato a calci in culo. Lo stolto che finalmente sbotta in un pianto più liberatorio che di disperazione: finalmente è finita, avrà pensato.

Ascoltare l'ultimissima prova, quella senza base musicale, e assistere a quel ragazzo che lottava contro sé stesso, contro i suoi limiti invalicabili, contro una mediocre dote naturale che a un certo punto lo ha abbandonato, strozzandogli un verso in gola come un cigno morente, è stato infatti uno spettacolo pietoso. Letteralmente pornografico, come non se ne vedono neanche sui palcoscenici delle birrerie di Narni scalo. Diamogli il nome che gli spetta: un'umiliazione in diretta nazionale.

Se ci pensate bene, è un po' come quando, in un serial televisivo di successo, un personaggio che è stato importante nel corso delle precedenti puntate o stagioni, dev'esser tolto di mezzo. Magari perché l'attore ha altri impegni o non ha rinnovato il contratto. A quel punto gli sceneggiatori inventano un incidente stradale e lo fanno fuori. Nel nostro piccolo caso, invece, il tassello della pietas aveva ormai eseguito le sue funzioni: dalla prossima puntata arriveranno i singoli inediti, si comincerà a capire di chi sentiremo ancora parlare nei prossimi mesi, inizieranno a girare i quattrini, quelli seri. Ed ecco che Stefano, come nemmeno l'ultimo dei figuranti speciali, viene (giustamente) messo alla porta. Si poteva farlo prima, si poteva farlo meglio.

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