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X Factor, che barba (que)gli anni Ottanta

di Simone Cosimi 

Brutta storia. Brutta storia davvero, quella del campionato di mercoledì. Mica facile alternare sapientemente i Luana Biz con la risaia acquitrinosa di Palermo-Roma dove Totti e compari hanno acciuffato un fradicio pareggio che vale una vittoria. Poi con tutti 'sti telecomandi. Se non ci fosse stato Youtube (e i folli utenti che lo aggiornano nottetempo caricando vagonate di clip mentre noialtri facciamo altro in santa pace), lo confesso, questo editoriale sarebbe stato palesemente azzoppato. Privo di una qualsiasi idea sulle esibizioni di Sua Tenebrosità Damiano Fiorella, fra l'altro la prima che mi ha davvero convinto ed emozionato, degli scanzonati Luana Biz e del sempre ottimo Marco Mengoni, l'unico già maturo, che non perde un colpo e al quale quel sound Eighties è andato a pennello.

Certo, l'idea della puntata a tema puzzava parecchio e nauseabonda s'è rivelata. Perché le cose a tema annoiano terribilmente. Soprattutto se di un tema si approfondisce solamente un centimetro quadrato: gli anni Ottanta di ieri sera sono stati i peggiori che si potessero resuscitare. Quelli plastificati, tutti ricci e cotillon, del pop più smielato e appiccicoso che si potesse andare a ripescare. Zero assoluto (non il duo, il voto). In quel decennio ci sono state alcune fra le cose migliori degli U2, i Rem, la prima Madonna, tutta l'onda lunga della new wave – sbocciata si a fine Settanta ma sviluppatasi ben oltre – fra New Order e Cure. Per non parlare della scena hip-hop e dell'alt rock. Insomma, per gente come l'emaciata Sofia Xefteris, annegata in un arrangiamento terrificante di C'è bisogno d'amore di Zucchero, forse qualcosa di meglio si poteva trovare. Così come per Francesca Ciampa, che s'è difesa nel pezzo-manifesto di Sinead O'Connor, canzone che tuttavia presupponeva tutt'altro spirito e tutt'altra voce. La O'Connor era un'asceta della musica, una sacerdotessa del rock, la Ciampa una cantante da Broadway. Ma chi glieli dà 'sti pezzi? Forse ha proprio ragione l'ispido Morgan, a biascicare a mezza bocca: "Chiedetelo agli autori, chiedetelo ai vertici". Che tristezza.

La serata – ben oltre il pareggio al Barbera della squadra di Ranieri – è andata così accasciandosi sul proprio ombelico in una marmellata di mediocrità dal sapore metallico. Stringendo i concorrenti dentro pezzi che non hanno regalato loro granché e scarse emozioni al pubblico. Prendi le Yavanna: felici di aver visto che dietro una Winx c'è dell'altro, e che anche le fatine hanno un'anima (sexy). Tuttavia far loro cantare Babooshka non ha senso: Kate Bush aveva un modo di modulare la voce del tutto particolare, sinuoso e sussurrato. Generazioni di fan si sono divise come sciiti e sunniti per questo. Chiara Ranieri ha rimbalzato qua e là, aiutata da un video ironico di Morgan architettato per distogliere l'attenzione da una ragazza davvero molto brava ma ancora stridente in quel contesto di ipocriti patentati che la considerano ancora niente più che una cicciona, con la sentitissima I Want To Break Free. Non a caso, anche Claudia Mori – pur calvalcandoci un po' troppo – s'è ferocemente rabbuiata dopo un fotomontaggio mostrato dalla regia stile Meteore, nel quale un suo scatto di vent'anni fa veniva paragonato alla Mori di oggi: inutile, però, accettare di salire in un carrozzone come X Factor e amminchiarsi su colpi bassi e trabocchetti che animano questo genere di televisione. Per chiudere la tornata dei concorrenti, Ornella Felicetti, bellissima, ha fatto il suo in Non sono una signora e Silver sta ormai diventando il Mal del Duemila. Gli A&K, forse fra i pochi a crederci davvero e a impegnarsi di brutto, sono usciti perché dovevano uscire già da tempo: a farli fuori la stessa Maionchi, che ha colto al balzo il confuso discorso dello spilungone per dargli il benservito.

In tutti questi benedetti anni Ottanta, c'è però anche una buona notizia: in ossequio a una strategia di marketing ben precisa è entrato il ragazzino emo, lo studente materano Mario Spada, dal frangione misterioso e la faccia prepubere. Accettabile l'esecuzione del pezzo, ma è chiaro che ha colpito il personaggio. Qual era la canzone? Personal Jesus, uscita nel 1989, proprio agli sgoccioli di un decennio pieno di cose belle ma da sempre vittima di una mestissima banalizzazione che ne recupera con puntualità quelle brutte.

La chicca del Pastore: "Gli A&K non hanno trovato la quadratura del cubo di Rubik"

 (foto © LaPresse)

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