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X Factor, gli zuccherini di Sanremo

di Simone Cosimi 

A parte l’oscena espressione “Bella di padella”, tristemente rinvigorita dalle clip sanremesi, e l’altrettanto osceno pezzo dei Bastards sons of Dioniso in apertura, la nona puntata di X Factor è stata bella. Molto banalmente – per quanto la bellezza possa albergare in una trasmissione televisiva – bella. Si, perché il tema sanremese, che molti ha (comprensibilmente) sconfortato in partenza, alla fine ha pagato: è vero che l’80% di quel che è passato dalla kermesse ligure è materiale dimenticabile. Ma il restante 20% vale oro, e ci sono gemme intramontabili che proprio sul palco dell’Ariston hanno avuto il loro battesimo. Fra queste, alcune proposte ieri sera dai sei redivivi del talent show.

Parto dall’eliminazione di Sofia Xefteris, che ha cantato Nessuno mi può giudicare. Giusta, ma non per le motivazioni dietro le quali continuano a nascondersi Morgan e Mara Maionchi: “Sei pronta, quindi fuori”. E che è, un centro d’addestramento per cani-guida? In realtà, come ha giustamente notato il non sempre brillantissimo Luca Tommasini, dovrebbe rimanere dentro chi più si avvicina al prototipo della popstar. Di quella che poi di dischi ne vende 200mila e soprattutto che riesca ad avere un percorso sicuro per qualche tempo. Non le ugole d’oro da una botta e via. Come, probabilmente, sarà Chiara Ranieri, ieri sera non esaltante nelle Mille bolle blu e infatti finita a sballottarsi con la tipetta rock.

Purtroppo, e mi duole dirlo, anche l’esibizione di Marco Mengoni – cui ho assistito con una fumosa tazza di camomilla in mano – è stata piuttosto faticosa: nei primi venti secondi di Almeno tu nell'universo il fenomeno di Ronciglione non è stato nel pezzo. Suppongo che, anche se non è stato rivelato, non avesse un buon ritorno negli auricolari: insomma, non si sentiva. E si è sentito. Dopo ha recuperato, e anche magnificamente. Ma nel giudizio dei tre moschettieri è uscita tutta la plastica del programma: ci fosse stato qualcuno (se non uno dei Bastardi, a televoto ormai concluso) a fargli notare che si, bravo Mengoni, ma i primi venti secondi la povera Mia Martini s’è rovesciata nella tomba. Amen.

I veri protagonisti della serata, tuttavia, sono stati i mitici zuccherini. Anche questi gentile omaggio del combo trentino, più utile come spalla comica che come contributo musicale. Inutile indugiare sulle fragolonerie di Morgan con Valeria Marini – i cui giudizi ho preferito a quelli della Maionchi, ed è tutto dire – e sulle scenette finali con l’intera squadra di Castoldi che rumina zollette alcoliche di sfondo al povero Dj Francesco. Ho cercato nella dispensa, ho trovato solo insipide gallette.

Le Yavanna sono state eccellenti: sono cresciute e finalmente qualcuno ha messo loro il limitatore di velocità (id est: pezzo arrangiato su tonalità più basse e parte centrale affidata alla roscia). Certo però che per fare una Ruggero ci vogliono tre folletti dei boschi comaschi. Giuliano Rassu piace molto al pubblico. E piace anche a me, sebbene non comprerei mai un suo disco, però è davvero pulito, per la voce che ha. Molto Fausto Leali. Infine Silver, con quell'irritante pugno morandiano, che catalogherei nel gruppo dei “senza infamia e senza lode”. Sul quale, insomma, non c’è da dire molto se non che ha una presenza scenica clamorosa, dono di natura.

La nottata è stata poi dolcemente propiziata dalla potente e soffusa esibizione della new entry Paola, che ha portato per la prima volta sul palco dell’appiccicoso carrozzone un pezzo di Bjork – anche se forse ci fu già Chiarastella, onsestamente me ne frega poco. Quel che mi frega è che è entrata una voce che porterà un bel po’ di pepe alle ultime puntate. Ma quant'è bella Natalie Imbruglia?

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