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X Factor, il vuoto dei cafoni

di Simone Cosimi 

Certo, le plateali sbroccate di Morgan ormai hanno perso ogni piglio di fascino da polemista: emanano l’olezzo del cafone. Anzi, di uno che non sa controllarsi per chissà quali motivi... Anche Sgarbi s’è dato una calmata, invecchiando: prendesse esempio dal turbolento critico d’arte. Detto questo in difesa del povero "bello di padella" Facchinetti, va anche riconosciuto che la decima puntata di X Factor ha subìto una non troppo felice combinazione fra una prima manche costruita su alcune scelte incomprensibili e una seconda del tutto gratuita (perché non prima? Perché non un'intera puntata?) dedicata al povero Michael Jackson, e che anzi puzza tanto di marketing non richiesto, con This Is It (film, disco, libro, mostra, spettacolo teatrale e via ciarlando) in circolazione. Ironia della sorte, comunque, sor Castoldi – dopo aver nuovamente mandato affanculo il globo terracqueo, salvo scusarsi in zona cesarini – s’è ritrovato con un ballottaggio fratricida fra Chiara Ranieri e Silver: ha fatto fuori la prima, perché Silver è un personaggio (nel senso buono del termine) e piace alle ragazzine. La grassona, invece, non piaceva a nessuno, stava un po' sui coglioni al pubblico (id est, magari sarebbe uscita alla prossima) e purtroppo in Italia – e nel mondo dello spettacolo in genere – essere molto bravi non è sufficiente. Bisogna avere due tette così, oppure la frangetta da eMulino Bianco.

Morgan, gestacci e insulti a X Factor - video

È vero, tuttavia, che è stata un po' didascalica in Vieni da me, anche se mi pareva fosse una delle sue migliori esibizioni: forse mi sbagliavo. Morandi jr., invece, ha rischiato lo scivolone con Giornali femminili di Luigi Tenco – recuperata tuttavia con la solita leggerezza, forse dimenticando qualche verso? – finalizzato poi con la squadrata The Girl Is Mine, toccata anche da un inglese troppo farraginoso (ma possibile che 'sti ragazzini non sanno quel po' d'inglese necessario a scambiarsi due sciocchezzuole con Mariah Carey? Adieu, les enfants).

A uscirne salve, alla fine, sono state le solite Yavanna, con un'intellettualoide Alexander Platz (voci affossate da un arrangiamento invasivo e barocco, ma stesso schema della volta scorsa) e la liquida Will You Be There. Insieme a loro, il predestinato Marco Mengoni, sul quale però è caduta la scelta inattesa di Billie Jean: un pezzo veloce e al contempo asfittico, che ha dato poca libertà di manovra alla sua voce sottile e sinuosa. Almeno l'abbiamo visto scuotere un po' le chiappe (non che me ne fregasse nulla, lo dico per le tante ammiratrici...). Prima, altra canzone sghemba, abbigliato come un innesto fra Simone Cristicchi e Johnny Depp: un'Onda su onda strizzata e ritagliata per entrare in un minuto e mezzo. Non avesse dimostrato tutto quel che ha dimostrato nei due mesi precedenti, avrebbe rischiato qualcosa.

Giuliano piace. Non c'è un cavolo da fare. Dev'esserci una precisa fetta di ascoltatori che va matto per la sua calda e sgranata timbrica vocale da nero bianco. Quelli che trent'anni fa sentivano Pappalardo e Leali e che oggi televotano il sardo. Voce senz'altro affascinante ma vecchia e frusta (?), quindi poco interessante: in The Way You Make Me Feel, poi, pareva più Solomon Burke che Jacko, inchiodato al palco come una quercia. Paola Canestrelli, come anticipato la scorsa settimana, ha mietuto subito la sua prima vittima prendendo il posto di Chiara: è più brava ed esperta. Chissà... Pericoloso confrontarsi con un pezzo così vivo come Briciole, ma che prestazione in Just Can’t Stop Loving You.

Alla fine, checché ne dicano i miei rumorosi vicini di casa, vincerà Marco Mengoni: in tre edizioni, non è ancora saltato fuori il personaggio maschile giovane e pop. Becucci – che s'è rivisto stasera, pare più vecchio del pur imbolsito Tony Hadley – risponde a un profilo di mercato ben diverso: piace a tua zia zitella, non a tua sorella diciannovenne, giusto? E infatti ha fatto bei numeri, ma non strepitosi. Beato Mengoni, invece, ce l’ha tutte: insicuro, emotivo, femmineo, perfetto, vocalmente singolare, sornione, lunatico. Insomma: il prototipo della popstar.

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