Excite

X Factor, la serata delle canzoni sbilenche

di Simone Cosimi 

Dopo la rentrée degli Skunk Anansie e della doppia dentatura di Skin, la sesta puntata di X Factor s'è presentata con una sostanziosa novità: due manches, un’eliminazione per ciascuna. Segno che la produzione ha recepito la farraginosità – e il conseguente rischio noia - della macchina. Anche se poi, alla fine, non ha fatto che annacquare ancora di più la serata, allungandola verso gli usuali lidi della mezzanotte e mezza, oltre ogni televisiva comprensione. Pezzo sinuoso e insidioso quello di Marco Mengoni, nell’ennesima sfida con mastro Morgan: senz’altro non la sua migliore esibizione, ma il confronto avrebbe schiacciato chiunque.

I Luana Biz di Padron Frodo hanno fatto il loro compitino cantando una Due destini da fiera dello sfiatamento ma, almeno, sfondando la coltre di indifferenza che li circondava dall'inizio e invitando Morgan nella prima delle sue sparate da sapientino. Il quale alla fine della prima parte li ha teatralmente silurati, con una (folle) mossa delle sue. Chi assegna pezzi a Damiano Fiorella non ha invece mai compreso che il suo barboso vocione avrebbe un disperato bisogno di misurarsi con pezzi vocalmente impegnativi: le sue esibizioni, per quanto d'atmosfera, escono piatte. La "brava Cristiana", new entry della scorsa puntata, ha un'incredibile padronanza della propria voce: canta come una trentenne professionista da dieci. È lei l'anti-Mengoni e c'è poco altro da aggiungere. Sofia Xefteris, al solito, ci crede un sacco e l’esibizione con i compagni di squadra è bella colorata, ma nel complesso è instabile e, ancora una volta, non avrebbe meritato di passare.

Affaticato come un coccodrillo migratore mi affaccio sulla seconda manche accompagnato dal soporifero – ma sempre elegantissimo – Samuele Bersani. Chiara Ranieri è rimasta vittima della polpetta avvelenata del suo caposquadra: bene nella parte cantata del medley Pink Floyd, malissimo negli starnazzanti vocalizzi della seconda porzione. Ma con la febbre, il giudizio è sospeso. Giudizio invece nettamente positivo per la riccioluta Francesca Ciampa, un po’ fra Saranno Famosi e Cristina Aguilera in una Black Horse and The Cherry Tree che le è valso la migliore esibizione della serata e tre terzine dantesche dal divertito Morgan. Che però, ancora una volta protagonista, l'ha buttata fuori in una chiusura tanto poetica quanto dolorosa. Anche le famigerate Yavanna, ormai oggetto del desiderio di mezza Italia, si sono difese con la loro duplice veste switchando dagli anni Trenta ai Seventies: il loro, almeno, è un percorso. Tortuoso, ma coerente. Silver alias Peter Ghiaccio recupera sempre le incertezze vocali – o le scelte sbagliate nei pezzi – con la sua sorprendente scioltezza morandiana (ma noi, che assomiglia a Morandi, lo avevamo scritto due settimane fa).

Davvero poco altro da aggiungere se non che la terza edizione del talent show, come ama ripetere il bombettiano Pierpa Peroni, è sempre più guidata dal Fattore M.

 (foto © LaPresse)

musica.excite.it fa parte del Canale Blogo Entertainment - Excite Network Copyright ©1995 - 2017