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X Factor, la storia infinita

di Simone Cosimi 

Ma quanto corre il teatrino dello spettacolo? Ancora non siamo alla semifinale di X Factor che alle 23,30 entra in scena il barboso Damiano Fiorella, camerino caldo d'eliminazione, a presentare il suo singolotto (singolone+pistolotto). Una roba piuttosto insensata, un po' Vasco un po' Daniele Silvestri dei tempi di Amore mio. Ma il punto è che così, davvero, passa il concetto che basta un mese in tv e chiunque può fare qualsiasi cosa. Subito, senza nemmeno avere il buon gusto di far concludere la stagione. D’altronde, Amici e il mefistofelico circolo virtuoso degli inediti, distribuiti a trasmissione ancora nel vivo, insegnano.

Fra zuccherini – a proposito, ma non sarà un po' fuori luogo tutta 'sta pubblicità gratuita ad alcol e suoi derivati alle dieci della sera? – testi ridotti a pezzi, inglesi sgranocchiati, lacrime di coccodrillo e Dj Francesco che scambia Peter Ghiaccio per le Yavanna (forse per i capelli?), anche l'undicesima puntata del talent show di Raidue è approdata al suo critico verdetto, il più faticoso: fuori Paola. Rimane dentro un ormai spompato Silver, impaurito, fuori tempo e fuori metrica nella Donna cannone (povero De Gregori, lui la detesta: quando finiremo di ascoltarla anche noi?): non fosse per il suo ciuffone e i forum che lo lustrano a dovere sarebbe fuori da almeno due turni. E senza grandi rimpianti. Le Yavanna non meritavano di finire in ballottaggio, The Never Ending Story era il loro pezzo: il sensibile Tommasini ha perso l’occasione di piazzarcele seminude a cavallo dell’indimenticabile Falkor, novelle Atreyu de noantri. Sai che scena, di un porno-kitch mondiale. Pazza idea, poi, è stata davvero arrangiata troppo pazzamente per non colpire. Però ormai sono stucchevoli, nel senso letterale del termine: "che stucca, che dà disgusto, nausea". Come mangiare ogni sera purea di carciofi.

Paola ha forse scontato, nelle due puntate in cui è stata dentro, un'eccessiva semplicità di modi e stile: una voce molto bella, con cui si guadagna da vivere ogni giorno, ma forse ancora anonima per luce irriflessa della propria personalità. Insomma, le è mancata una identità artistica. D’altronde, è anche pretestuoso il discorso che spesso fanno i giudici sui concorrenti entrati in corsa: "Ti conosco meno, sei dentro solo da due settimane, loro da undici, quindi ti elimino". Che vuol dire? Parliamo di qualità o quantità?

Quanto al resto, la serata è scivolata via senza lodi e con qualche infamia. Prima fra tutte quella di invitare, per chissà quali motivi commerciali, un impalpabile Checco Zalone: imbarazzante. Ma certa gente a che serve? Marco Mengoni ha vinto X Factor, e non ce lo ripetiamo più che è meglio. Anche stasera una prova eccellente, è una spanna sopra agli altri. Se poi gli dai Prince... solo che, davvero, quel ragazzo è un cyborg: la sua voce a volte spaventa per la glaciale neutralità di genere. Il povero Giuliano, quatto quatto, s’è traghettato fino alla semifinale. E si che anche lui di gatte da pelare ne avrebbe: pronuncia inglese che manco il Magnotta e una certa imbalsamazione da palco. Ma quando sale e spinge riscalda, e se anche a Morgan il suo timbro "non interessa proprio", a quanto pare intriga il sempre più enigmatico pubblico.

Atreyu: "Quando devo partire?". Il Vecchio: "Adesso, e devi anche affrettarti! Il nulla è ogni giorno più forte".

 (foto © LaPresse)

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