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X Factor, lacrime di conformismo

 di Simone Cosimi

Si capisce. Come no. Poi uno ci rimane male. Ma come, tento di uscire per un attimo dal seminato, di non proporre i soliti Pausini-Elisa-Ramazzotti-Vasco, e mi trombano le sorelline di Cuneo in un sol boccone? Povera Mara Maionchi. Vittima del suo stesso, asfissiante conformismo e di quello del suo afasico vocal-coach Gaudi. A parte gli sputazzi con contorno di cazzi e coglioni, oltre che vaffanculo volanti, che fanno più pena che altro – per fortuna erano le 11 di sera, ma una succosa multa non gliela toglie nessuno – la questione, come al solito, è di fondo: Teardrop non è stata affatto una scelta particolare e alternativa. Teardrop è la canzone più sputtanata dell'intera discografia dei Massive Attack. Il classico pezzo che conoscono tutti, magari senza sapere chi l'ha scritto. Fra pubblicità, sigle televisive (vogliamo parlare del Dr House?) e cover eseguite da 345 band in tutto il mondo, fra un po' nemmeno il duo di Bristol la eseguirà più dal vivo. E allora?

E allora non voglio dunque pensare che la Maionchi sia così sciocca da ritenere davvero Teardrop una scelta raffinata (come quella, realmente alternativa, che invece ha fatto Morgan per Chiara Ranieri). Quindi qual è il motivo di tutta quella pantomima da gallina starnazzante con lacrime annesse? Chissà. Una soluzione, però, forse c'è: le Yavanna, o come diavolo si chiamano quelle tre Winx vestite da Ratatouille, non hanno praticamente cantato. Sono state gestite male sin dalla prima puntata: dalla sparata di Con te partirò, davvero eccessiva per ghirigori vocali, alla secchezza di una Teardrop arrangiata malissimo (troppo bassa) e senza possibilità di modulazione vocale. Il fiato strozzato in gola. Al di là del pezzo, l'esibizione meritava una sonora bocciatura d'ufficio.

Guarda il video di Mara Maionchi furiosa

Poi alla fine, ovviamente, la Maionchi le ha salvate (ricordate quel discorso sul ghiotto target pre-teen? rinfrescatevi qui): senz'altro più spendibili di tre pornografiche macchiette rockabilly sovrappeso, che tuttavia ieri sera avrebbero meritato di salvarsi. Quanto al resto della ciurma, indecenti Simple Minds a parte, Marco Mengoni si conferma il migliore in assoluto: voce calda e sinuosa, modulata su ogni passaggio, anche sui più bassi, interpretazione credibile e stile personale già maturo. Il lepre è lui. Dietro inseguono Chiara Ranieri, futura Beth Ditto de' noantri, Francesca Ciampa, ieri la più divertente con Dammi solo un minuto two step versione Sixties sfondo alla Are You Experienced? di Hendrix e Ornella Felicetti, che però ha rischiato qualcosa con la canzone di Elisa, troppo personale nonostante l'arrangiamento in minore, un po' dark. Alle Yavanna servirebbe un brano di Loreena McKennit, ma è fuori da quei 20/30 nomi che compongono il 99% delle scelte della scaletta, quindi teniamocelo per noi. Sofia Xefteris ancora non convince. Un po' per quello che sostiene Pierpaolo Peroni, e cioè che le anime rock sono tutte finite male, dall'altra perché la trovo genuinamente mediocre, anche se con Gaetano ce l'ha messa tutta. Damiano Fiorella, ormai è chiaro, voce a parte vuole fare il Gino Paoli del 2010. Infatti si stanno inventando la storia del "bello e tenebroso" per salvarlo: sanno che rischia di brutto. Dopo De André e Vasco, o si misura su altri terreni oppure muore. E poi c'ha pure il sorriso un po' da ebete, ma questo è un altro discorso.

Sotto il profilo squisitamente televisivo, Claudia Mori ha fatto qualche passettino in avanti. Appare più tranquilla e calata nel suo personaggio: sua maestà la Rettitudine Morale. Salvo poi concedersi qualche piccola – ma sempre gelida – discesa nel regno delle umane tribolazioni. Tuttavia, rispetto alla prima puntata, Morgan – ieri più placido: l'avranno fatto stancare sul tapis roulant di Tommasini? – sembra cominciare ad accusare questa presenza così sicura di sé, raramente aggressiva nei modi e che, con l'eliminazione di uno della sua squadra, s'è conquistata un certo rispetto. Staremo a vedere. Pastore non pervenuto. Della Maionchi abbiamo già detto tutto quello che c'era da dire. Il resto è sintetizzabile in un "mi sei piaciuto". A me no. Che tristezza cara Mara.

 (foto © LaPresse)

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