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Yoko Ono - Yes, I'm a witch

Etichetta: Astralwerks - Voto: 5
Brano migliore: Cambridge 1969/2007

A prima vista Yes, I’m a Witch sembra un disco del solito vecchio artista di culto che si misura con gli impianti dei suoi colleghi più trendy e moderni allo scopo di legittimarne l’opera anche tra il pubblico più giovane ma, in realtà questo album (che prende il titolo da una canzone del 1974) è qualcosa di diverso.

L’arzilla 74enne Yoko Ono si è semplicemente divertita a scegliere diciassette nomi tra i più cool dell’attuale panorama pop ai quali consegnare un brano del suo repertorio da rimodellare a piacere.
A tutti è stato permesso di piluccare dal catalogo di Ono per rielaborare un brano a scelta. Per la maggior parte dei casi è stata semplicemente estrapolata la traccia vocale ricreando un nuovo arrangiamento attorno ad essa.
Tra i nomi, alcuni sono prevedibili ed appartengono a musicisti o autori da sempre seguaci dell’artista nipponica (Cat Power, Antony and The Jonhsons, Flaming Lips…) mentre altri incuriosiscono anzichenò (LeTigre, Porcupine Tree, Craig Armstrong…).

Premesso che l’operazione è in gran parte deludente, vanno segnalate comunque alcune felici riletture: “Death of Samantha” (del 1973) che i Porcupine Tree trasformano in una deliziosa ballata acustica, “Walking on thin ice” (del 1981) che Jason Pierce degli Spiritualize riesce a convertire in uno psichedelico inno noise (trascurando l’andamento dance dell’originale) e la superlativa rilettura di “Cambridge 1969”, unica traccia pescata dal repertorio Ono/Lennon, ad opera di The Flaming Lips che si sviluppa su un modernissimo groove sul quale si insinuano la voce di Ono e i debordanti inneschi chitarristici di Lennon. Il motivo per desiderare (almeno di ascoltare) questo disco.

Patetica invece la rilettura di “Kiss Kiss Kiss” firmata Peaches che, ne sono sicuro, l’ha scelta solo in funzione del famoso orgasmo di Yoko, la cui versione suona notevolmente più vecchia dell’originale che invece vi consiglio di ascoltare.
Purtroppo “Double Fantasy” (l’album che la conteneva) è passato alla storia per essere stato l’ultimo disco di John Lennon (assassinato pochi giorni dopo la sua uscita) mentre in realtà sarebbe potuto essere il primo in cui la sua consorte si metteva in competizione, molto più di lui, con la scena musicale più hype dell’epoca. Togliendo i brani di Ono, a “Double Fantasy”, rimangono solo sette canzoni tra le più deboli dell’intera carriera di John. Si salva la leggera “Starting Over, ma altre tracce (l’orribile “Woman”, la tediosa “I’m losing you”) non rendono giustizia al talento di uno dei musicisti più influenti della musica pop. Un peccato che non si sia attinto maggiormente a quell’album, per realizzare questo. Così come altrettanto pazzesca sembra l’assenza della splendida “Mind Train” del 1971. Nessuno che volesse rischiare?

Yoko Ono è sempre stata considerata la donna che ha rovinato John Lennon. Io ho sempre pensato che fosse solamente la Malaussène della situazione. Il capro espiatorio al quale attribuire l’evidente calo creativo di uno dei Beatles.
In realtà, io l’ho sempre vista come l’esatto contrario: la donna che è stata vicina ad un uomo sfinito da un’esperienza provante e definitiva come quella della più grande BoyBand della storia.
Si dice che dietro ad ogni grande uomo ci sia sempre una grande donna. E questa donna, vi piaccia o meno, per John Lennon è stata Yoko Ono. La sua opera musicale, poi, ha vissuto spesso in modo parallelo, senza quasi mai invadere il campo del marito. La prova è tutta udibile nei vecchi dischi e, in parte, anche in questa compilation che prova a rinnovarne il repertorio.

Purtroppo, mi tocca ammetterlo e al contempo mettervi in guardia, l’operazione di Yes I’m a Witch è ghiotta nelle intenzioni ma un po’ deboluccia nel risultato che, in effetti, suona un po’ troppo disomogeneo. Se vi prendete la scaletta e cercate di scaricarvi le versioni originali, sono sicuro che vi ritroverete per le mani un prodotto di molto migliore. Aggiungete in coda, come bonus, la qui presente riedizione di Cambridge 1969 e il capolavoro è pronto.

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