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Zero 7 - The Garden

Zero 7 tornano in questi giorni nei negozi con un disco nuovo di zecca che si intitola The Garden. Hardaker e Binnsen, come al solito circondati da un bel nugolo di vocalist sempre eccellenti, stavolta puntano ad un pop di ampio respiro, ben confezionato e perfetto come sottofondo al supermercato. Non che questo sia un difetto di per sé, sulla cultura della musica Lounge cè chi ci ha costruito una carriera: la cosa che stupisce  è che un album come questo provenga da una formazione dalle velleità un po più consistenti.


Ritardatari sulla scena Trip-Hop e imprecisi nella virata Dance, eccoli qui, allappello del terzo album, a fare il verso al Country-Folk dei figli dei fiori dopo che già Belle and Sebastian e King of Convenience già hanno detto tutto in materia

Se non fosse per gli arrangiamenti elettronici, potremmo facilmente scambiare Futures o Left Behind come due traccie inedite di Crosby Stills & Nash o degli America per via di quelle armonie vocali anni 70 ricorrenti in quasi tutte le tracce.

Così come verrà facile identificare rimandi allElectric Light Orchestra (anni 80), ai Supertramp o agli eterni Simon & Garfunkel, veniamo investiti da un turbillon di zuccherini, melassa e amor cortese che appare splendidamente realizzato ma emotivamente inconsistente

Tutte queste soffuse sonorità pop, unitamente a qualche rimando a certa psichedelia di marca beatlesiana (Crossed), evidenziano il chiaro intento degli autori nella composizione e realizzazione di un prodotto che, nellurgente tentativo di creare uno stile, insiste a evidenziarne le ispirazioni senza osare quel tanto che basterebbe per trovare la strada giusta per evolversi. 

Sì, è grazioso ma Niente più. Un album che non torna facilmente nel mio giradischi ma che, ne sono certo, quando mi capiterà di ascoltarlo a casa di qualche amico, come sottofondo durante una partita a Carcassonne, mi apparirà assolutamente gradevole.

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