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Zucchero - Fly

Fly

Etichetta: Universal   -   Voto: 5

Brano migliore: E' delicato

 

Mi è capitato per le mani FLY e sebbene il mio rispetto per Fornaciari sia vicino al negativo ancor più che allo zero, ho deciso di ascoltarlo... Sperando, che ne so? Di venire sorpreso e travolto.

Siccome il disco circola già da un po, probabilmente lavrete già ascoltato e immaginerete quanto poco possa essere stato sorpreso o travolto.

Anche se dal precedente Shake sono passati cinque anni, Zucchero ha fatto il suo solito disco, scopiazzando di qua e di la, con leccessivo consueto cattivo gusto nella stesura delle  liriche e qualche pallido e raro momento di creatività.

di Joyello

Ma proviamo ad andare con ordine:

Bacco Perbacco, piazzata allinizio, va sul sicuro riprendendo lo stile collaudato del cantautore e, con lo stesso incedere di alcuni precedenti successi (Diavolo in me, Per colpa di chi ecc...), offre un imbarazzante testo basato su doppisensi da terza media tra sesso e alcol. Penoso. Almeno quanto il video (che ho visto proprio ieri sera) in cui Zucchero si amalgama in una folla di giovani festanti facendo la figura del vecchio satiro che non si rassegna.

Un Kilo mi ha sbigottito: non è un brutto pezzo, tuttaltro... Ma a sbigottirmi non sono state le sue qualità quanto piuttosto il fatto che nelle note di copertina, a fianco del titolo non apparisse il nome di Cody ChesnuTT tra gli autori. Ve la ricordate The Seeds nella versione dei Roots? E U-GUA-LE. Intro di batteria compreso. Il lupo perde il pelo...

In Occhi, prima ballad struggente della scaletta e già famosa grazie allo spot della Punto, si cita addirittura Battisti, anzi, Mogol: il verso Quando scende la tristezza in fondo al cuore mette per un momento il nostro corpo in stato di brivido... Basta poco per ridestarsi e ...passare al pezzo seguente.

Quanti anni ho è dedicata al figlio Blue (!). Con ciò detto sono sicuro che vi immaginate tutto il resto. Mi chiedo sempre: se fare un figlio è unesperienza così eccitante e gioiosa, come mai le canzoni dedicate ai figli sono sempre delle lagne sdolcinate delle quali i figli medesimi si vergogneranno per tutta la vita?

La bruttezza di Cuba Libre non si può spiegare. Sì perché non sarebbe nemmeno orrenda, ha un incedere grazioso (ovviamente) ispirato ai ritmi caraibici e ci voleva davvero poco a farne un pezzo simpatico da promuovere la prossima primavera... Ma Zucchero riesce a essere ancora Zucchero e limbarazzo che ci prende mentre la ascoltiamo ha dellincredibile.  Vi basti questo verso: Mi piace la lasagna e poi mi piaci tu, un po di marijuana sotto il cielo blu. Manu Chao, fa qualcosa!

E delicato lattendevo con ansia. Sapevo che in questo disco cera una canzone scritta con Ivano Fossati e immaginavo che potesse essere una collaborazione straniante quanto interessante. In realtà si tratta di una ballata in stile fossatiano che il tocco bovino del Fornaciari ha involgarito gratuitamente. Malgrado ciò si tratta dellunico pezzo che salvo in un album che spaventa per pochezza artistica e volgarità arbitraria.

Pronto, sorta di telefonata a se stesso, mette a disagio per la capacità di far entrare così tante banalità in tre minuti di canzone. Tra le peggiori: cho paura degli americani e degli inglesi e degli italiani dei musulmani e anche dei cristianiche vorrebbe fare il verso al Battiato degli anni 80 ma che finisce solo per esserne una misera copiatura involontariamente comica od anche guarda il mondo stronzo ed il suo tramonto che fine fa di fronte al quale nemmeno il più peloso degli stomaci può rimanere indifferente.

Lomaggio a New Orleans, luogo molto amato da Zucchero, me lo aspettavo e difatti si manifesta con Let it Shine: una sua personale riflessione sul dramma causato da Katrina con anche la buona idea di partenza di associare alle grandi perdite legate a qual dramma, i ricordi di un musicista che ha spesso lavorato a New Orleans. Loperazione riesce solo in parte  e, anche in questo caso, il cantautore piscia fuori dal vaso investendo il pezzo di un sapore soul-gospel (con tanto di coro black) esagerato e fuori luogo.

Troppa fedeltà è composta a quattro mani con Jovanotti. Anzi, forse sarebbe meglio dire a TRE mani, dal momento che il lavoro di Cherubini sembra essere stato poi ritoccato da Zucchero senza interpellare il coautore che, giustamente, si è risentito. Non so dire se il brano prima fosse migliore. Di certo non poteva essere peggiore di così.

Lalbum italiano più brutto dellanno si chiude con uno dei più inquietanti momenti di imbarazzo auditivo che vi possa mai capitare di affrontare: E di grazia plena. Un arrangiamento con pianoforte e voce in primo piano a sorreggere una preghiera laica piena di ammiccamenti sessuali e mistici degni della consolidata profondità zuccherina.

Amo la canzone italiana e mi dispiace sempre che un autore con possibilità elevate come Zucchero non riesca a focalizzare le sue doti in una scrittura più semplice e diretta.

Linternazionalità a-tutti-i-costi finisce per rendere i suoi album stucchevoli e inutilmente pomposi amplificando, altresì, la sua reputazione di gradasso.

Io ci ho provato ma non ce lho fatta. Malgrado la produzione altisonante di Don Was, boccio questo disco sotto ogni aspetto.

Voi fate come vi pare.

:-)

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